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Da Napoli a Gibilterra Camper: Laika Lasercar 590
del 1994, motorizzato Fiat Ducato 2400 diesel. Equipaggio: noi quattro, e
cioè, Giuseppe e Anna e i nostri due ragazzi Alessia e Simone. Meta iniziale: Balcelona; meta
finale (eventuale): Gibilterra. Km. percorsi: 6.823,
compresi i giri a vuoto. Periodo: dal 20 luglio al 14
agosto 2004 Commenti, opinioni e
critiche, tutte personali, sono riportate nel diario di bordo, di volta in
volta. Le distanze intermedie sono
misurate da sosta a sosta e, pertanto, sono comprensive degli andirivieni
talvolta inevitabili. Diario di bordo
L’idea iniziale era quella di
arrivare per lo meno a Barcelona ed eventualmente fino a Valencia,
intervallando viaggi di trasferimento e visite a città con soste, più o meno
prolungate, per andare al mare e per godersi l’aria aperta e po’ di
tranquillità. Infatti dalle poche esperienze di viaggio in camper abbiamo
tratto la conclusione che i viaggi “perfetti” – dove tutto va secondo i piani -
non esistono o, comunque, non sono quelli che ci piacciono: tappe e percorsi
programmati richiedono una buona conoscenza di tutto quel che si può incontrare
per strada e pretendono margini di errore minimi; a questo punto, però, il
viaggio diventa una missione e non uno svago e di fatto non ci si rilassa mai. Abbiamo invece maturato la
convinzione che qualcosa la si deve pur lasciare al caso, nel senso che se ci
si prefigge una o più mete, peraltro non conosciute, il viaggio non deve essere
una traversata alla ricerca del passaggio a nord-ovest, e se per strada capita
l’occasione di piacevoli soste, le mete iniziali le si può anche rinviare ad
una prossima volta. L’importante è vedere posti nuovi e
soggiornarvi bene, senza stress, altrimenti finiamo col rimpiangere le nostre
città d’agosto, deserte ma riposanti. 1. Da Nola a Castiglione della Pescaia, km. 457 •
20 luglio Partiamo da Nola (luogo di
residenza, a circa Imbocchiamo •
21 luglio Alle 7.00 del mattino si
riparte e alle 10.00 entriamo in un’area segnalata come area di sosta per
camper, presso Castiglione della Pescaia ( In verità lungo la strada avevamo
notato qualche camper intrufolatosi tra le villette, in prossimità del mare, in
zone adibite a parcheggio, ma non ci era sembrato opportuno presentarci col
nostro ingombro in posti del genere. Vero è che molti posti sono caratterizzati
dal “no camper” più intransigente e che il camperista trova la peggiore
accoglienza, ma è anche vero che non ce la sentiamo di approfittare nella
nostra capacità di autonomia per limitare quella degli altri e per poi sostare,
tutto sommato, in polverosi parcheggi. Nel pomeriggio ci rechiamo a
Castiglione della Pescaia, trovando inaspettatamente un parcheggio libero e
senza sbarre anticamper, in prossimità del ponte che attraversa il fiume Bruna.
Visitiamo il simpatico borgo medievale ed il centro storico e compriamo qualche
prodotto tipico locale. Compriamo anche (lapsus freudiano, per non dire
“stupidamente”) della mozzarella di bufala di Aversa (località a pochi km. da
casa nostra), pagandola ovviamente a peso d’oro (a saperlo prima ce la saremmo
portata da casa per poi rivenderla sul posto!). 2. Da Castiglione della Pescaia a Diano Marina, km. 433 Alle 20.30 riprendiamo la strada
verso Genova, seguendo l’Aurelia fino a Rosignano Marittima, dove imbocchiamo •
22 luglio Alle 7.45 ci rimettiamo in
marcia ma senza l’intenzione di trascorrere la mattinata in viaggio. Cosicché
alle 10.00 circa entriamo in un’area di sosta per camper a Diano Marina, con la
vaga sensazione che la cosa non si sarebbe rivelata una felice idea. Dall’area
di sosta al mare il tratto non è molto lungo ma certamente è di quelli che non
si desidera farli più di una volta al giorno. Il tragitto più lungo lo si deve
fare, invece, sulla spiaggia: bagnini con occhi di falco e radar incorporato subito
ci intercettano e si prodigano a farci capire, tra un “questo non si può e
quest’altro nemmeno”, che o ci fittiamo ombrellone e sdraio (in 7ª fila e a
prezzi da sceicco) o ci andiamo a sistemare nei pochi mq. di spiaggia libera in
località “molto lontano da qui”, in condizioni di sovraffollamento del tipo “metropolitana
di Tokyo nelle ore di punta”. Il bagno, dunque, è breve e per niente piacevole;
d’altro canto il mare è basso e sabbioso, e cioè tutto l’opposto di quello che
preferiamo. L’area di sosta è ben
alberata ma molto spartana e le docce calde sono a pagamento (1,00 euro);
faccio il pieno di acqua, che mi dicono essere potabile, e mi ritrovo con sabbia
nei serbatoi (ma di questo me ne sarei accorto in seguito) che non credo di
aver caricato a Castiglione. La sosta giornaliera costa
15,00 euro. 3. Da Diano Marina a Aix en Provence, km. 264 Alle 16.30 andiamo via (pagando solo 3,00 euro). Dopo
Visitiamo il frequentatissimo centro in una piacevole
passeggiata tra locali pubblici e caratteristiche bancarelle. Ceniamo in
parcheggio e poi riprendiamo l’autostrada (A8) per passarvi la notte nella
prima area di servizio; nonostante un po’ tutti abbiano sconsigliato soste
nelle aree di servizio, dove esistono appositi cartelli - anche in italiano! -
con la dicitura “automobilisti state accorti”, preferiamo posizionarci lì, in
zone frequentate e ben illuminate, anziché nelle strade di città dove ci si
dovrebbe sentire più tranquilli ma dove i segni di vita si vedono fino ad una
certa ora, dopo di che subentra il coprifuoco. 4. Da Aix en Provence a Sete, km. 244 •
23 luglio Alle 8.30 ci rimettiamo in
marcia in direzione Salon de Provence, dove avremmo dovuto lasciare
l’autostrada per proseguire in direzione di Arles, Nimes e Montpellier e poi
deviare verso Sete, cioè verso il mare. Qui comincia la tragicomica giornata
che sarebbe tutta trascorsa alla ricerca del tappo del serbatoio per poi finire
in giri inutili tra le montagne. Da Salon de Provance ad
Arles è tutta autostrada ma senza pedaggio (i tratti a pagamento sono segnalati
la con la scritta “peage” che proprio questo significa). Ad Arles, seguendo il
consiglio di altri camperisti, lasciamo l’autostrada; ciò in quanto le
autostrade francesi sono molto care (ma, aggiungo, ben servite) e, di contro,
le statali sono ben percorribili (il che, invece, si è rivelato non sempre vero
sia per quanto riguarda il fondo stradale che per quanto attiene la larghezza
delle carreggiate, che costringono a velocità contenute). Subito fuori dell’autostrada
facciamo rifornimento e poiché non sono abituato a servirmi da solo (perché
dalle nostre parti la figura del benzinaio esiste ancora), dopo aver fatto il
pieno, pago e vado via, dimenticando il tappo del serbatoio sulla colonnina del
carburante. La cosa sarebbe stata di scarso rilievo se insieme al tappo ed alla
sua chiave non ci fossero state anche tutte le altre chiavi del camper (che
formavano un mazzo a sé stante temporaneamente staccato dalla chiave della
messa in moto). La circostanza ha fatto
emergere anche il livello di solidarietà d’oltralpe, da quel momento
manifestatasi in molteplici occasioni (sia in Francia che in Spagna), solidarietà
che non va oltre in “non ce ne frega più di tanto”. Gli occupanti delle auto
che ci sorpassavano guardavano con curiosità il gasolio che fuoriusciva dal
serbatoio – quegli sguardi li avrei interpretati dopo - ma nessuno si
preoccupava di farmene rendere conto, magari puntando il dito od anche con una
semplice strombazzata (in circostanze analoghe, ma riguardanti altri, mi sono
comportato in tutt’altro modo: allontanandomi dal mezzo interessato solo dopo
essermi assicurato che il conducente avesse capito che cosa non andava, col
rischio di farmi rispondere “Si, lo so, ma fatti i fatti tuoi”; ma queste sono
cose di un altro mondo, un altro mondo del quale ho il piacere di far parte).
Solo a Sete, dopo oltre Invertiamo subito marcia alla
ricerca del tappo e delle annesse chiavi. Il problema, infatti, non era tanto
quello di sostituire tutte le serrature (porta, portellone, sportelli, tappi
serbatoi, ecc.), quanto quello di trovare chi lo potesse fare. Sta di fatto che
nessuno di noi si ricordava con precisione il percorso fatto né tanto meno lo
avrebbe individuato facendolo a ritroso, per cui un po’ alla volta torniamo
fino ad Aix en Provance per tentare di rifare la stessa strada fatta al
mattino, imboccando sistematicamente tutte le uscite dell’autostrada alla
ricerca del distributore Total (almeno questo me lo ricordavo) dove avevamo
fatto rifornimento. Dopo interminabili vagabondaggi ci fermiamo, esausti, ad
Arles, dove avevo visto una concessionaria Fiat. Lì compriamo un nuovo tappo
del serbatoio e ci dicono che l’unico che – forse – avrebbe potuto risolvere il
problema era una concessionaria Adria a Nimes (devo aggiungere che tutte queste
spiegazioni cel’ha date non il concessionario, né l’impiegato né la cassiera,
che continuavano ad esprimersi in perfetto francese, bensì il commesso, le cui
fattezze tradivano le sue origini tunisine, unico a spiccicare qualcosa in
italiano). Rifacciamo il pieno di gasolio, intanto esauritosi, e, rassegnati,
riprendiamo la strada per Nimes, via autostrada, alle 16.30, senza aver ancora
deciso se pernottare da qualche parte e poi metterci alla ricerca di chi potesse
risolvere il problema (con le intuibili difficoltà connesse al fatto di
trovarsi in un paese maledettamente nazionalista, dove si parla solo francese)
o se arrangiare in qualche modo (sistemi alternativi ce n’erano; porta: quando
ci si allontana si chiude dal di dentro e si esce dalla cabina; serbatoi acqua:
si rifornisce dal di dentro accedendovi dal la cassapanca; portabagagli: si
recupera il possibile passando dalla cassapanca posteriore; ecc.). Un po’ per la stanchezza un
po’ per tutto il resto, mi lascio confondere dal cartello a fondo verde (che in
Francia indica la statale, mentre quelli a fondo blu indicano le autostrade,
tutto al contrario che in Italia) ed imbocco l’uscita per Nimes via statale; dall’alto
della rampa intravedo il distributore Total tanto desiderato; vi ci dirigiamo a
velocità da ritiro di patente, non tanto per la spinta del motore quanto per
quella del sospiro di sollievo tirato da tutti e quattro; da lontano vediamo la
cassiera che, riconosciutici, ci viene incontro sventolando tappo e chiavi e
manifestando, nel suo incomprensibile francese, tutta la sua apprensione (?)
per la nostra sorte (questo, almeno, è quello che abbiamo capito). Senza perderci di coraggio
riprendiamo la strada per Sete con l’idea di arrivarci, dopo un rapido pranzo e
in tempo utile per un bagno rinfrescante, così completando per la terza volta
gli oltre Alle 18.30 siamo di nuovo
sul posto e ci fermiamo fino a cena. A sera, per recuperare un po’ del tempo
perduto rispetto ad una - benché flessibile - tabella di marcia, ci rimettiamo
in viaggio per avvicinarci alla frontiera spagnola e per poterla poi superare
nella prima mattinata di domani; ma la giornata storta non era ancora finita. Arrivati al punto in cui
avrei dovuto imboccare l’autostrada per Beziers prendo, invece, tutt’altra
direzione, ingannato dal colore di fondo dei cartelli stradali, dalla vista che
difetta e dalla stanchezza; dopo altri Pernottiamo in un parcheggio
vicino al fiume, dove sono anche altri camper, dopo una breve passeggiata per
la città che si presenta quale centro turistico di tutto rispetto. 5. Da Sete a Cadaques, km. 253 •
24 luglio Se non avessimo fatto il
giro a vuoto della sera precedente, al risveglio ci saremmo già diretti verso La spiaggia in questione è,
in effetti, tra Sete e Marseillan ed è costeggiata dalla strada per circa Alle 12.30 riprendiamo il
viaggio e dopo A Roses cominciamo ad avere
un primo impatto, tutt’altro che positivo, con l’assetto urbanistico delle
località balneari spagnole: palazzi del tipo “centro direzionale” a fronte mare
senza spazio per chi si voglia affacciare a vedere il mare com’è. Per un camper
raggiungere il mare è una roulette russa: talvolta, specialmente se ci si muove
al mattino presto (cioè entro le 9.30), si riesce anche a parcheggiare sul
lungomare tra le auto; ma se questo non riesce o se la zona è coperta da
divieti, si rischia di restare imbottigliati nel traffico. L’alternativa è
quella di fermarsi in un superaffollato campeggio, spesso situato anche a distante
dal mare. Il secondo impatto è con
l’intolleranza degli spagnoli che, rispetto ai francesi, sono soltanto un po’
più sanguigni, nel senso che i francesi quasi non tollerano la tua presenza ma
ti ignorano, mentre gli spagnoli ti indirizzano anche imprecazioni (talvolta
comprensibili). Ovviamente questo non avviene in via ordinaria ma soltanto nei
casi in cui ci si comporta in modo non conforme a quelli che sono i loro
canoni, e cioè: attardandosi a leggere qualche incomprensibile indicazione
stradale, non attraversando velocemente gli incroci e le rotatorie, cambiando –
seppure prudentemente e con debita segnalazione – corsia di marcia o direzione.
Questo particolare aspetto mi avrebbe dato sempre più a disagio, fino a farmi
giungere alle conclusioni, tutt’altro che benevole, di cui dirò. Purtroppo, per
quanto non si voglia né si debba generalizzare, gli episodi spiacevoli sono
quelli che più restano impressi perché deludono parte delle aspettative della
vacanza: qualche sorriso in più e qualche problema in meno. Attraversiamo Roses e
dirigiamo verso Cadaques, dove ci fermiamo, alle 18.30, nell’unico campeggio
del posto (circa 30 euro al giorno, senza attacco luce, nel senso che pensavamo
fosse compresa nel prezzo e, quindi, ci colleghiamo impunemente e non la
paghiamo), vicino alla casa museo di Salvator Dalì, che non riusciamo a
visitare perchè occorre prenotarsi e con un certo anticipo. Il campeggio non è
male ed è provvisto di piscina e di televisione (elettrodomestico indispensabile
per vedere il Gran Premio di Formula 1) e il personale è gentile e accogliente. Il mare è facilmente
raggiungibile con una passeggiata (tutta in discesa) di pochi minuti. Sul mare
c’è un parcheggio vigilato (da un vigile urbano) dove ci si può fermare anche
con un camper – ne notiamo alcuni - ma in modo alquanto disagiato perchè il
fondo è sterrato e molto polveroso e il vento, qui, è l’unica cosa di cui non
si fa economia; il parcheggio, di fatto, è destinato ai turisti che si recano,
in pullman e in auto, a visitare la casa museo di Dalì. La configurazione del
territorio ha impedito la massiccia cementificazione che avremmo invece trovato
su quasi tutte le coste spagnole. Il centro della simpatica cittadina è
facilmente raggiungibile con una breve passeggiata (anche questa tutta in
discesa) di pochi minuti. Il posto avrebbe meritato un soggiorno più lungo. •
25 luglio La giornata passa tra mare e
campeggio, a sistemare e lavare un po’ di roba, col breve intervallo della
Formula 1 e dell’ennesima vittoria Ferrari. 6. Da Cadaques a Gavà (Barcelona), km. 244 •
26 luglio Alle 8.30 lasciamo Cadaques
e seguiamo la tortuosa via che ci porta alla statale 11 (segnalata come
Carretera N-II, per cui inizialmente non si capiva se era la 11, la 2, la 2ª o
che). Le statali spagnole, al pari di quelle francesi, sono abbastanza agevoli
ma spesso attraversano i centri abitati, con infiniti semafori ed altrettanti
rallentamenti. In tali attraversamenti più d’uno mi fa segno che ho i fari
accesi (come d’abitudine) e l’insistenza è tale che decido di spegnerli; forse
in Spagna avare i fari accesi di giorno, anche su statali e autostrade, è
un’infrazione, tant’è che all’uscita delle gallerie ci sono cartelli che
ricordano di spegnerli; questo giustificherebbe il perché di tanta espansività:
gli spagnoli, infatti, li ho visti più propensi ad intrattenere relazioni per
rimproverarti di qualcosa che non per chiederti come stai. Probabilmente se
avessi avuto il mezzo che stava prendendo fuoco nessuno si sarebbe agitato allo
stesso modo. Dopo inutili tentativi di
raggiungere posti dove fermarsi per fare un bagno, giungiamo a Blanes,
cittadina non diversa dai grossi centri balneari che avremmo poi incontrato, e
cioè caratterizzata da palazzoni a fronte mare, traffico intenso e spiagge
superaffollate. Anche qui i parcheggi sono
prevalentemente sotterranei, per cui iniziamo a girovagare, in prossimità del
mare, alla ricerca in un posto dove poter effettuare una breve sosta. Troviamo
un ampio parcheggio in prossimità di quello che sembra essere il palazzetto
dello sport comunale; il posto non ci dà molto affidamento ma ci sono altri
camper e ci fermiamo anche noi (la sfiducia si sarebbe rivelata ben
giustificata perché avremmo poi appreso di furti realizzati in pieno giorno a
danno di camper lì in sosta). Il mare è a poche decine
metri; la sabbia è granulosa e perciò piacevole perché non si attacca e non ce
la si ritrova nel camper; la spiaggia è affollata ma si può fare un buon bagno.
Pranziamo nel parcheggio e
alle 14.30 ripartiamo in direzione di Barcelona; superiamo la località El
Masnou, dove s’era pensato di fermarsi nell’omonimo campeggio (come suggeritomi
da altri camperisti) e a Badalona ci immettiamo su una sorta di superstrada a
pagamento (Ronda de mar – Ronda de Dalt) che, alla stregua delle nostre
tangenziali, attraversa Barcelona collegando le località poste a nord e a sud
di essa. L’autostrada, infatti, arriva a Barcelona dall’entroterra; Non sapendo dove ci avrebbe
portato Noi ormai c’eravamo e non
dovevamo fare altro che cercare di uscirne quanto prima. In una stretta complanare
– e cioè con marciapiedi a destra e a sinistra – ingaggio una competizione con
un autobus urbano che non intende farsi superare (non mi distraggo a vedere il
tachimetro ma la velocità è certamente da punteggio, mi concentro invece sui
motorini parcheggiati sul marciapiede di sinistra sperando di non portarmene
via nessuno); innanzitutto avevo bisogno di visuale e, in secondo luogo, non
sapevo se mettendomici dietro sarei finito in quale corsia riservata, quindi
insisto con il tentativo di sorpasso sperando nell’imminenza di una fermata
obbligatoria. Ma l’autista del pullman non ne vuol sapere e guarda solo avanti;
mi sento tanto Ben Hur nella corsa delle bighe! Facciamo un lungo tratto specchio
contro specchio e proprio quando riesco a superarlo giungo in un punto dove, a
causa lavori in corso, a stento ci passa un’auto. Il traffico si blocca, gli
operai continuano a lavorare senza scomporsi più di tanto e senza spostare i
macchinari ed io prendo la mira per passare tre gli attrezzi da cantiere; la
mira era giusta ma le misura erano errate: urto una transenna che rimbalza
sulla fiancata e ci rimetto una bandella laterale ed il finestrino del bagno. La strafottenza
manifestatasi in tutto il contesto mi dà tremendamente fastidio perché (nella
libertà d’opinione, giusta o meno che sia) la ricollego ad una sorta di
intolleranza verso gli stranieri quale conseguenza dell’eccessivo nazionalismo
che caratterizza anche gli spagnoli; i catalani, poi, sono un punto peggio,
perché oltre ad essere nazionalisti sono anche regionalisti; è sintomatico il
fatto che anche in Spagna, dove già si accapigliano tra loro per far prevalere
il catalano o il castigliano, se interloquiscono non si preoccupano di
rispondere cercando di farsi capire: a loro basta dimostrare di aver capito. Infatti
se hanno capito la domanda, rispondono parlando normalmente e con una velocità
tale che a stento si capiscono tra di loro; se noi riusciamo a raccapezzarci è
solo grazie alla somiglianza della lingua italiana con quella spagnola. E’
emblematico, in tal senso, che tutte le indicazioni (anche quelle autostradali),
per lo meno in Catalogna, di cui Barcelona è capitale, sono scritte in
castigliano (che è la lingua spagnola ufficiale) ed in catalano; le indicazioni
utili ai turisti sono scritte in castigliano, catalano, inglese, francese,
tedesco e qualche volta anche in una delle tante lingue arabe; in italiano non
si trovano neanche le guide turistiche! A questa sorta di repulsione
non ho potuto che rispondere allo stesso modo, esprimendomi sempre in italiano
e qualche volta, perché no, anche in napoletano, per vedere se si sforzano allo
stesso modo in cui ci sforziamo noi per cercare di capire. La circolazione stradale è
ancora peggio; chi guida non si cura assolutamente di tutto quello che gli succede
intorno e non ammette la presenza di veicoli che non camminino alla massima
velocità possibile e con traiettorie (al pari di proiettili) decise e precise.
E così anche in autostrada: se si aspetta di leggere bene il cartello di
un’uscita, per poi imboccarla quando la corsia di decelerazione ha già avuto
inizio, difficilmente ci si riesce perché ci si ritrova già con auto sulla
destra – che non decelerano affatto anzi sorpassano – che una volta che l’hanno
imboccata e non consentono ad altri di inserirsi. Chi ha un’ottica di contesto
e non una visuale da paraocchi dovrebbe comportarsi in tutt’altro modo: specialmente
in città, chiunque vede un camper (veicolo non tanto avvezzo a strade con
traffico) per di più con targa straniera (quindi occupato da soggetti che non
passano da quelle parti tutti i giorni) dovrebbe immaginare che probabilmente
quel camper ha bisogno di indicazioni, e se proprio non gliele vuole dare, le
indicazioni, per lo meno dovrebbe aspettare che riesca a raccapezzarsi da solo.
Invece no. Bisogna correre, mai fermarsi, mai avere ripensamenti e
rallentamenti e, soprattutto, mai distrarsi. Ecco perché da quelle parti,
quindi, un camper, per di più straniero, è il veicolo meno indicato e con
minori probabilità di sopravvivenza. Ebbene, se questa fosse
veramente la regola, ci si potrebbe anche adattare e rassegnare (“paese che vai
usanze che trovi”); ma quando noti che per i locali questa regola non vale, che
le auto poste in doppia fila non danno luogo a reazioni (se hanno targa spagnola),
che di due camper parcheggiati uno dietro l’altro solo quello con targa
italiana dà fastidio, e allora la cosa non mi sta bene! In questa ottica diventa
emblematico il fatto che in una città come Barcelona non ci sono aree di sosta
o parcheggi per camper – non si preoccupano, evidentemente, che tra le varie categorie
di turisti vi sono anche i camperisti (i pochi camper visti in città sono tutti
spagnoli). Dopo aver attraversato tutta
Barcelona, nel modo tragico appena descritto, giungiamo a Gavà trovando, in un
distributore (gasolinera), lo spazio per fermarci e chiedere indicazioni per i
campeggi che sappiamo esserci in quella zona; uno degli addetti, di buona
volontà, ben sapendo che non ci saremmo capiti, ci fa un disegnino non tanto
preciso ma sufficiente per raggiungere la zona campeggi. Ci fermiamo al Tres
Estrellas (3 Stelle) di 1ª categoria (circa 37 euro al giorno, con attacco
luce) evitando il Balena Alegre che, da quanto leggiamo, dovrebbe essere più
caro ed anche più scadente. Notiamo che in Spagna i campeggi sono classificati
per categoria (1ª, 2ª e 3ª) e che tale classificazione non ha niente a che
vedere con i prezzi: la categoria, che viene ben evidenziata sull’insegna
recante il nome del campeggio, evidentemente si riferisce alla qualità
dell’accoglienza senza alcuna correlazione con i prezzi, perché in campeggi di
3ª categoria abbiamo speso anche più di quanto speso in campeggi di 1ª
categoria. Sistemato il camper
chiediamo in che modo raggiungere Barcelona; alla reception, senza sforzarsi
più di tanto, ci danno un bigliettino con alcune annotazioni dattiloscritte
che, interpretate secondo un senso logico, dovrebbero significare che: c’è un
solo autobus che porta a Barcelona, ne passa uno ogni ora e mezza e l’ultimo –
per il ritorno – parte da Barcelona verso le 22.30. Mentre commentiamo la cosa
con un coppia di simpatici ragazzi di Alba, che erano alla ricerca delle stesse
informazioni, si intromette una compatriota che ci dice che quel ch’è riportato
sul bigliettino non è vero: gli autobus sono 2 (L94, L95) e portano entrambi
alla centrale Plaza de Catalunya, ne passa uno ogni 20 minuti e l’ultimo è alle
4.00 del mattino. Avremmo poi verificato che neanche questo era vero! Intanto, vista la facilità
con la quale – ritenevamo – si poteva andare e venire da Barcelona, prendiamo
l’autobus (la fermata è a Il primo giorno a Barcelona,
data l’ora, trascorre con l’irrinunciabile passeggiata lungo Torniamo con l’autobus
notturno, che col diurno aveva in comune solo la pensilina, e col taxi che,
poiché si stava allenando per il Gran Premio di Montecarlo, di costa solo 10
euro. •
27 luglio Al mattino incontriamo i
ragazzi di Alba che avevano vissuto la stessa esperienza ma con costo doppio
perché il taxi aveva dovuto fare doppia corsa: una per accompagnarli in
campeggio e l’altra per riportare le chiavi del camper che il ragazzo vi aveva
lasciato cadere. Decidiamo inoltre, dopo breve consultazione, di non mettere in
pratica rappresaglie nei confronti della compatriota che aveva rilasciato
informazioni esatte a metà, causando le vicissitudini della sera prima. Ci rechiamo nuovamente a
Barcelona con l’idea di rientrare con autobus diurni. Alla partenza notiamo uno
degli aspetti positivi della scelta di quel campeggio: la prima fermata dopo il
nostro è proprio davanti al Balena Alegre, dove l’autobus arriva sovraccarico
(per quel che loro intendono sovraccarico) e non fa salire altri viaggiatori.
In verità l’autobus non è proprio in condizioni da metropolitana giapponese ma
se avesse imbarcato altro peso l’autista non avrebbe potuto superare i L’autobus costa € 1,10 per
ogni corsa e il biglietto non è utilizzabile per le corse urbane. Le corse
urbane costano la stessa cifra ed i biglietti sono validi per una sola corsa.
Per le corse urbane ci sono biglietti giornalieri, validi per 1, 2, 3 o più giorni
e per un numero di corse illimitate su autobus, metropolitana e funicolare.
Compriamo biglietti validi per 2 giorni (€ 8,40) ed utilizziamo prevalentemente
la metropolitana che è molto efficiente e che non corre il rischio di
capottarsi nelle curve. In quanto all’efficienza gli autobus non sono da meno e
se si perde un po’ di tempo a studiare i percorsi riportati all’interno delle
pensiline ci si rende meglio conto della direzione in cui si ci sta spostando.
L’aria condizionata è dappertutto. Visitiamo Con lo stesso biglietto
visitiamo la casa museo di Gaudì, nel Parc Guell che raggiungiamo in autobus
nel pomeriggio; il resto del parco lo si visita gratuitamente. La giornata
termina facendo spese da Zara dove se non altro, mentre i ragazzi gironzolano
tra i reparti dei vari capi di abbigliamento, godiamo di un po’ di riposo in
aria condizionata. La giornata prosegue passando da un’opera all’altra del
Gaudì – che troviamo lungo la strada – che, però, ci limitiamo a vedere dal di
fuori. Torniamo alle Ramblas (quelle
che vanno da Plaza de Catalunya al porto, dove c’è la statua di Cristoforo
Colombo, dalla rambla Canaletes fino alla ramba de Santa Monica) e nel
simpatico mercatino coperto che si trova a metà altezza (in prossimità della
fermata della metropolitana Liceu), compriamo un po’ di carne da fare alla
brace una volta in campeggio. Il ritorno è regolare. •
28 luglio Terzo giorno a Barcelona.
Questa volta scendiamo dall’autobus a Plaza de Espana e ci dirigiamo verso il
Montjuic. Superato il villaggio olimpico prendiamo la teleferica (4 posti; € 7. Da Barcelona a Valencia, km. 677 •
29 luglio Avremmo voluto dedicare un po’
di attenzione al campeggio e trascorrervi per lo meno una mezza giornata,
tenuto conto che l’avevamo utilizzato solo come dormitorio, ma il cielo coperto
ci induce a rimetterci subito in viaggio alla volta di Valencia. Fatto il pieno
dei serbatoi d’acqua ed il vuoto dei serbatoi di scarico, alle 12.00 lasciamo
il campeggio e, passando da una “autovia” all’altra (superstrade non a
pagamento), riprendiamo la “autopista” A7 (autostrada a pagamento) in direzione
di Tarragona. Ad un centro di informazioni turistiche, in un’area di servizio
poco prima di Tarragona, prendiamo cartine e depliant (il tutto in lingua
rigorosamente diversa da quella italiana) e decidiamo di fermarci a Tarragona,
dopo aver percorso Il paesaggio automobilistico
è lo stesso e la circolazione e solo meno caotica di quella di Barcelona. Ciò
nonostante riusciamo a trovare un comodo parcheggio in prossimità delle mura
romane (intuendo solo dopo – dalle multe sui parabrezza - che il simbolo
riportato in terra stava ad indicare che era a pagamento). Dopo una lunga
incomprensibile interlocutoria con la cassiera, che, senza ulteriori sforzi, ci
sventolava tutta una serie di biglietti colorati (quasi fossero quelli della
lotteria), mettiamo rapidamente insieme quel che ricordavamo di aver letto
nella guida Touring e le immagini riportate su una cartina alle spalle della
cassiera e riusciamo a capire che i biglietti erano diversi per età e per
combinazione di visite con altri posti (da quel che la cassiera aveva detto avevamo
capito tutt’altro!); prendiamo solo i biglietti per il giro delle mura.
Completato il giro, dopo una breve passeggiata per il centro storico torniamo
al camper che, fortunatamente, ritroviamo senza multe. Ci rimettiamo in viaggio e
dopo soli Ci sistemiamo in una
piazzola apparentemente abbondante, come le altre, ma nella quale i rami
sporgenti costringono a posizionarsi in modo non molto comodo. Ai lati abbiamo
due famiglie francesi, casiniste ma divertenti, ed una roulotte spagnola dalla
quale fuoriescono gorgheggi alla Claudio Villa, sparati a tutto volume ed
accompagnati da uguali gorgheggi della sua “leggera” occupante. Claudio Villa,
oltre che gradevole, per lo meno prima o poi la finiva; questa no. Speriamo che
col buio la smetta e vada il letargo, nel frattempo facciamo eco (giusto per
ambientarci!). •
30 luglio La giornata va via tra il
bagno e qualche bucato e nel pomeriggio cerco di rabberciare (con scotch,
barrette metalliche, viti e altro) le avarie riportate a Barcelona. •
31 luglio Alle 9.00 riprendiamo
il viaggio e dopo aver percorso Nel pomeriggio di rechiamo a
Valencia ( Giriamo per un tempo
esagerato alla ricerca di un posto dove parcheggiare e quando lo troviamo,
credendolo sicuro, notiamo che l’auto vicino alla quale ci eravamo fermati aveva
un finestrino ridotto in mille pezzi ed era stata appena rapinata. Ci
allontaniamo dal quel posto e riprendiamo a girare fino a quando riusciamo ad
infilarci in uno spazio sterrato (alle spalle del Carrefour) dov’era
parcheggiato un camper portoghese. Per il troppo tempo perso alla ricerca del parcheggio
non ci possiamo consentire alcuna visita, per ognuna delle quali sarebbero
occorse diverse ore, e ci limitiamo alla visita della sola struttura di
notevole interesse architettonico. In seguito ci saremmo resi conto di non aver
perso granché (avendo anche da noi le stesse cose). Al tramonto ci dirigiamo nuovamente
verso El Saler, e poi verso El Palmar, pensando fosse una località balneare. Il
paesino si trova nella laguna del parco naturale dell’Albufera ed è, in
pratica, tutto un ristorante. All’ingresso del paese vi è un enorme spiazzo nel
quale la segnaletica suggerisce di parcheggiare e nel quale decidiamo di
fermarci. Il posto – leggiamo sulla guida Touring – è rinomato proprio per i
ristoranti e a sera si popola di gente. Ceniamo a suon di paella,
stavolta al nero di seppia, cozze, bruschetta con maionese all’aglio ed altro, anche
per festeggiare l’anniversario di matrimonio che cade il giorno dopo, e
pernottiamo sul posto senza alcuna preoccupazione, tranne quella di aver
probabilmente scelto la serata sbagliata: nello spazio adiacente al parcheggio,
infatti, gruppi di persone stanno festeggiando chissà cosa, accendendo fuochi e
facendo musica e la cosa sarebbe durata fino all’alba. 8. Da Valencia a Granada, km. 610 •
1 agosto Al mattino ci rechiamo di
nuovo alla spiaggia di El Saler, nello stesso parcheggio, dove restiamo fino a
pomeriggio inoltrato. Alle 19.30 riprendiamo il
viaggio e, con l’intento di evitare l’autostrada costiera evitiamo anche
la statale costiera e dirigiamo ad Alicante prendendo le strade statali interne
(340, 430, 344 e 320), su per le montagne, se non altro prive di traffico,
semafori ed attraversamenti di centri abitati. Superiamo Alicante ed Elche e puntiamo
nuovamente verso la costa per poi fermarci, dopo aver percorso in tutto •
2 agosto L’idea era quella di farsi
un bagno e poi ripartire, ma il sole si nasconde dietro le nuvole e il cielo si
fa sempre più nero. Decidiamo di ripartire per questo motivo e non per
accontentare l’occupante di una delle villette lungomare che aveva fatto
chiaramente capire che il camper lì parcheggiato, nella strada pubblica e nelle
strisce delimitanti il parcheggio, le dava fastidio; è da precisare che a circa
mezzo metro era parcheggiato un altro camper la cui targa spagnola era cosa
sufficiente ad escludere che potesse dare fastidio! Alle 11.30 ci rimettiamo in
viaggio, risaliamo verso Elche e riprendiamo la statale 340. Superiamo Murcia e
dopo Lorca deviamo sulla statale 342, fino a Guadix, città delle case scavate
nel tufo, dopo aver percorso Ci fermiamo nella cittadina
per una breve visita e per l’acquisto di generi alimentari. Siamo nella Sierra
Nevada e l’atmosfera è già diversa, più pacata e meno eccitata. Dopo un paio
d’ore riprendiamo la strada per Granada dove arriviamo alle 19.00, dopo altri A Granada ci fermiano al
camping Sierra Nevada, che incontriamo lungo la strada, sulla Carratera de
Madrid-Jean, comodo anche perché posto in prossimità dello stazionamento degli
autobus. Il campeggio è di una 1ª categoria più che meritata, con ottimi
servizi e personale gentile e socievole (33,40 euro al giorno), con annessa
piscina a pagamento (1,00 euro). •
3 agosto La giornata viene dedicata
alla visita dell’Alhambra. Raggiungiamo il centro con l’autobus (n. 33) e poi
con un altro miniautobus, da Plaza Nueva, saliamo all’Alhambra. L’autista di
quest’ultimo partecipava, evidentemente, ad una competizione a cronometro o si
preoccupava del semaforo: la stradina, infatti, era quasi tutta a senso unico
alternato e lui abbordava le curve alla Valentino Rossi; lungo la strada
incontriamo un’auto in senso inverso ma la cosa si risolve con alcune parolacce
e senza spargimenti di sangue (perché il contromano era spagnolo); l’autista
riesce a passare, dopo millimetriche manovre, e subito dopo riprende la corsa tra
gli schiamazzi degli occupanti (spagnoli) che imprecavano, più o meno
scherzosamente, per la sua guida spericolata (i non spagnoli soffrivano in
silenzio sperando in un imminente capolinea); all’arrivo contiamo i
sopravvissuti e decidiamo che il ritorno l’avremmo fatto a piedi: non sappiamo,
infatti, se i pulmini sono provvisti di freni a paracadute, sicché presumiamo
che la strada tutta in discesa avrebbe reso la corsa molto simile alle montagne
russe. Riusciamo a prenotare l’ingresso per le 14.00 (€ Sul ritorno visitiamo la
cappella reale, alle spalle della cattedrale, e rinunciamo alla visita del
quartiere Albaycin, dalle caratteristiche viuzze dove – ci dicono – “ti rubano
come a Napoli”. Chi l’ha detto non conosce Napoli (in 53 anni mi hanno rubato
solo la ruota di scorta della Fiat 500 nel lontano 1974). In verità a Napoli,
come ovunque, rubano solo a chi lo consente; un vecchio detto napoletano (valido
a livello internazionale) afferma che “senza il fesso il furbo non campa”;
ebbene nel mondo si ruba dappertutto perché fessi e furbi ce ne sono dappertutto
e se da qualche parte la notizia fa più rumore, vuol dire che è più alto il
tasso di fessi e di furbi in circolazione nello stesso posto e nello stesso
momento. Se avessimo dovuto avere la stessa preoccupazione, in Spagna non ci
saremmo dovuti andare perché la prima cosa chi ci hanno detto è che in Spagna
rubano: in Spagna abbiamo incontrato camperisti che hanno dichiarato di non
aver mai avuto problemi. 9. Da Granada a Gibilterra, km. 288 •
4 agosto Approfittiamo della mezza
giornata disponibile e, anziché tornare al centro di Granada, diamo una buona ripulita
al camper, principalmente ai serbatoi dell’acqua che vengono definitivamente
liberati dalle ultime tracce di sabbia. Alle 11.30 lasciamo il campeggio e
dirigiamo verso la costa, seguendo la statale (carretera) 342 e poi la Lungo la strada ci fermiamo
in un ristorante (Faro Playa), affacciato sul mare, che notiamo abbastanza
pieno (il che è buon segno, tenuto conto che lo si deve raggiungere apposta).
Non c’è tavolo che non sia provvisto di un’abbondante paella (quella mista, cioè
con pollo, calamari, vongole, cozze, gamberi ed altri crostacei, piselli,
peperoni e zafferano) per cui ordiniamo la stessa cosa unitamente ad alcune
pietanze tipiche. La paella consumata in quel ristorante viene eletta, a pieni
voti, la migliore paella della stagione. Dopo pranzo riprendiamo il
cammino e dall’alto della statale notiamo, a San Pedro de Alcantara, una
discesa a mare che attira la nostra attenzione. Per raggiungerla dobbiamo
invertire la marcia e poi fare vari tentativi prima di imbroccare la strada giusta.
La spiaggia è quella del Saladillo, in località Guadalmansa; è una spiaggia
libera e comunque provvista di doccia, giornalmente curata e ripulita da
personale comunale e di tanto in tanto controllata dalla polizia locale, come
tutte le spiagge libere spagnole; sul posto c’è uno chalet ristorante (Heaven)
con abbondante parcheggio. Vi rinveniamo un altro camper (francese)
evidentemente fermo sul posto da diversi giorni. Sono ormai le 20.00 e ci
fermiamo per la cena ed il pernottamento, dopo aver percorso in tutto •
5 agosto La giornata è tutto mare e
riposo, nella prospettiva di rimettersi in viaggio il giorno dopo per
raggiungere Gibilterra. •
6 agosto Alle 9.00 muoviamo in
direzione di Gibilterra, sapendo di doverci fermare a Gibilterra ci accoglie con
clima tipicamente inglese (la rocca è nascosta dalle nuvole e c’è vento freddo;
ci domandiamo se il clima segua la nazionalità!); gli abitanti fanno di tutto
per contrapporre il loro nazionalismo a quello del paese confinante, infatti
tutti i palazzi sono praticamente tappezzati con bandiere inglesi, esposte in
tutte le fogge e le misure, per festeggiare il tricentenario della sudditanza
alla Gran Bretagna. Per visitare Gibilterra il
sistema migliore è quello di servirsi degli apposti taxi turistici ma l’idea di
sentire spiegazioni in tutte le lingue possibili tranne che in italiano, ci
induce a servici dei piedi e della Guida Touring per un turismo tutto self
service. Approfittiamo del regime
duty free e compriamo qualche stecca di sigarette per amici e parenti. Nel pomeriggio ritorniamo al
camper e, dopo affannosa ricerca, riusciamo ad intercettare un supermercato
dove facciamo un po’ di rifornimento. 10. Da Gibilterra a Nola, km. 3003 Inizia, quindi, il viaggio
di ritorno con l’idea di ripercorrere la stessa strada fatta all’andata, sì da
avere disponibili i posti già conosciuti per eventuali soste. Ritorniamo, quindi, alla
spiaggia di El Saladillo, dove ci raggiungono gli stessi francesi che avevano
già visto il giorno prima, anch’essi di ritorno da un’escursione a Gibilterra;
scambiamo qualche parola e qualche bicchiere di anice e ci raccontano della
rapina subita pochi mesi prima a El Saler (vicino Valencia, dove eravamo già
stati); si deve precisare che gli oggetti rapinati (soldi e documenti) erano
contenuti in una borsa lasciata in bella vista sul sedile laterale nella cabina
di guida e che il “lui” aveva ben avuto l’impressione di essere seguito. •
7 agosto Dopo un ultimo bagno ci
prepariamo per la partenza. Controllando una perdita d’acqua mi accorgo che
entrambe le balestre si sono “sbalestrate”, nel senso che i fogli inferiori
hanno effettuato uno strano movimento di torsione e una delle due urta contro
la ruota. Libero la ruota interessata e con poderose martellate riesco a far
rientrare la balestra quanto basta per evitare il contatto col copertone. Alle 15.00 iniziamo la prima
vera tappa del viaggio di ritorno; seguendo la costa tentiamo di imboccare
l’autostrada (autopista A7) ma i cartelli che la indicano sono quasi tutti
seminascosti dalla vegetazione e così dopo un lungo giro ci troviamo nuovamente
sulla statale. Superiamo Malaga e Motril,
con l’intento di raggiungere Castell de Ferro, ma ci fermiamo poco prima, a
Calahonda, dopo aver percorso Ci fermiamo per la cena e
per la notte in compagnia di altri camper, due dei quali, italiani, avevano
invano cercato posto nei campeggi della zona e non erano affatto contenti di
dormire fuori campeggio. La discussione scivola, inevitabilmente sull’argomento
“sicurezza, furti e rapine”, raccontando di questo e di quello che avevano
avuto brutte esperienze ma anche dei molti che ci avevano riferito di aver
sempre pernottato fuori senza mai avere problemi. “Come a Siviglia – ci dice
uno degli interlocutori – dove ci avevano detto di preoccuparci come se fossimo
stati a Napoli, e invece non è successo niente”, “Proprio come se foste stati a
Napoli” rispondo, senza ulteriori commenti che non vedo inutili quando si ha a
che fare con chi si nutre di luoghi comuni. •
8 agosto Il vento forte non ci
invoglia a fare il bagno. Sul tardi (11.00) ci muoviamo alla ricerca di un panificio
e poi di lidi più riparati. Dopo Ripartiamo alle 16.00, dopo
pranzo, seguendo sempre la statale 340; dall’alto della panoramica strada
notiamo più d’una spiaggetta del tipo che piace a noi (scogli e mare profondo),
per lo più raggiungibile attraverso sentieri da capra; ciò nonostante, in
alcune di esse vediamo qualche camper (ci chiediamo come ci sarà arrivato). Dopo Almeria imbocchiamo la
statale 344, che corre lungo la costa, superiamo Aguilas e ci fermiamo a Puerto
de Mazarron, dove raggiungiamo un campeggio solo alle 21.30, dopo aver percorso
Puerto de Mazarron si
presenta come località abbastanza attraente e all’ingresso vi è un enorme
parcheggio (dal quale probabilmente si può anche raggiungere il mare). Prima di
rintracciare il campeggio (Los Delfines), scarsamente segnalato, giriamo a
vuoto nel traffico cittadino perché i cartelli indicatori essenziali sono
coperti da quelli pubblicitari (unico particolare che mi fa sentire a casa
mia!). Il campeggio (che costa
circa 33 euro al giorno e non offre gran che ma è molto comodo) è posto al di
là della strada e di ampi spazi che lo separano dal mare (dove alcuni camper
hanno anche aperto verande e sistemato tavolini). •
9 agosto Facciamo un bagno e
ripartiamo nel pomeriggio (16.30), dopo il pranzo e dopo aver fatto rifornimento
d’acqua, pagando una giornata e mezza (grande agevolazione: questo campeggio,
infatti, dopo le 12.00 fa pagare solo mezza giornata, fino alle 20.00, e non
l’intera giornata come tutti quanti gli altri campeggi che stanno col
cronometro in mano; solo a Granada – camping Sierra Nevada - si sono mostrati
estremamente elastici dicendoci che, una volta liberata la piazzola, potevamo
restare tranquillamente oltre orario nel parcheggio, dove c’era tutto quello
che c’era nella piazzola: ombra, acqua ed elettricità e, volendo, avremmo anche
potuto utilizzare i servizi). Prendiamo la strada per
Cartagena, stretta e tortuosa nel primo tratto, passando varie località che
confermano l’idea che m’ero fatto delle coste spagnole e cioè che per
campeggiare tranquillamente bisogna fermarsi nelle piccole località, di scarso
richiamo turistico, dove un camper più facilmente è tollerato e non dà fastidio,
perché dove c’è turismo di massa o di elite, di quello, insomma, che porta soldi
o per quantità o per qualità, il camper non sembra essere ben accetto. Superiamo Cartagena e
dirigiamo verso Murcia e poi, dopo Alicante, imbocchiamo •
10 agosto Fatta colazione andiamo a El
Saler, alla spiaggia dov’eramo già stati per due volte durante il viaggio di
andata e anche questa volta senza alcun problema, benché in tanti si fossero
lamentati delle rapine consumate, in quel posto, a danno di camper non spagnoli;
notiamo invece, forse proprio per questo stesso motivo, il passaggio assiduo di
pattuglie della polizia. Alle 15.30, dopo aver
pranzato, lasciamo il parcheggio mentre uno dei due ristoranti ad esso
adiacenti sta prendendo fuoco: avevamo infatti notato la fuoriuscita di fumo
denso da una canna fumaria, tale da farci intuire che non s’era bruciato solo
l’arrosto ma qualcosa di più; la conferma ci viene data dal fatto che
immediatamente dopo dalla canna fumaria fuoriescono addirittura le fiamme;
abbandoniamo il posto in tutta fretta, mentre tutti gli occupanti del
ristorante si riversano fuori come da un formicaio, con la preoccupazione che
l’arrivo dei pompieri (bombers) avrebbe occluso l’angusta ed unica via d’uscita,
e con la preoccupazione ancora più grande di incrociarli lungo detta via: se,
infatti, con gli autobus si finiva specchio contro specchio, i pompieri – penso
– ci avrebbero spazzati via direttamente. Imbocchiamo subito
l’autostrada verso Barcelona, dove giungiamo nel pomeriggio.
Dall’autostrada passiamo sulla Ronda de
Dalt (tangenziale di Barcelona) e la percorriamo, attraversando comodamente e
velocemente la città, puntando in direzione Matarò, viaggiando nella corsia
centrale ma ad una certa velocità; una delle caratteristiche dagli
automobilisti spagnoli, infatti, è quella di mantenere rigorosamente la destra,
anche tra un sorpasso e l’altro, ma senza disdegnare i sorpassi a destra, per
cui chi vuole camminare alla maniera italo-meridionale, cioè quasi all’inglese,
deve mantenere una velocità alquanto elevata. La corsia di centro, intanto, è
la più comoda: perché si trova in linea con le varie deviazioni e perché lascia
libera la corsia di destra alle auto che si immettono in tangenziale o che ne
escono. Lasciamo la tangenziale alla
prima uscita dopo Badalona, a El Masnou, imboccando la strada costiera, che
corre lungo la spiaggia, alla ricerca di un posto dove fermarci. Superiamo il campeggio di El
Masnau – che avremmo appreso essere pieno – e a poca distanza, a Premià de Mar,
intravediamo un ampio parcheggio, dove sono fermi altri camper. Raggiungiamo il
parcheggio (libero e gratuito) rilevando che esso è a servizio della spiaggia,
cui si giunge attraverso un lungo sottopassaggio che supera la statale e la
ferrovia. Quasi di fronte c’è la fermata del treno locale che – ci dicono –
porta fino a Barcelona, in Playa de Catalunya; il parcheggio è, pertanto, molto
comodo per chi vuole avere un punto d’appoggio dal quale partire per visitare Barcelona.
Peccato non averlo notato all’andata. Decidiamo di fermarci, dopo aver percorso
•
11 agosto Dopo il bagno ed il pranzo,
alle 15.30, quasi come di consueto, ci rimettiamo in marcia. La meta è Sete, in
Francia, con l’idea di pernottarvi e farvi un bagno il giorno dopo. Superiamo
la frontiera in autostrada ma subito dopo la lasciamo per imboccare la statale,
il che ci riduce notevolmente la velocità ma, tutto sommato, è più piacevole.
Dopo una breve sosta per la cena, superata Breziers, che dà l’impressione di
essere una simpatica cittadina, alle 21.50 sostiamo sulla spiaggia tra Agde e
Sete, dopo •
12 agosto Dopo il bagno, il pranzo ed
un breve riposino, alle 18.00 circa, ci dirigiamo a Montpellier per una breve
visita. Attraversiamo Sete, anziché circumnavigarla, notando che come centro
turistico è abbastanza attraente ma anche affollato (siamo pur sempre a
ferragosto!). Questa deviazione ci porta via parecchio tempo e giungiamo a
Montpellier, dopo Troviamo da parcheggiare di
fronte alla città universitaria, da dove raggiungiamo il centro storico con una
piacevole passeggiata. La città è animata ed accogliente. Dopo una rapida cena ci
rimettiamo in marcia, con l’idea di pernottare in autostrada. Ben presto ci
rendiamo conto di uno degli aspetti negativi del viaggiare di sera e cioè della
difficoltà di trovare un distributore che non sia del tipo 24 ore; questi,
infatti, non danno resto e quando le uniche monete disponibili sono di taglio
elevato la cosa diventa un problema serio. Percorriamo la statale con la
convinzione che in tal modo avremmo più facilmente trovato un distributore, ma
la convinzione si rivela errata. Superiamo Arles ed anche Salon de Provance,
mentre la spia della riserva diventa sempre più insistente. Imbocchiamo quindi
l’autostrada con la speranza di arrivare ad Aix en Provance, sapendo che lì
avremmo trovato un’area di servizio dove poterci perlomeno fermare a passare la
notte in attesa che riaprissero i distributori diurni. Raggiungiamo tale area
di servizio mentre il motore bruciava probabilmente i soli vapori del gasolio
perché di liquido non doveva esserci rimasto più niente; riusciamo a bloccare
l’addetto mentre stava chiudendo per innestare il 24 ore (alle ore 0.04) e facciamo
rifornimento. Ripartiamo subito per poi fermarci per la notte – dopo aver
percorso •
13 agosto Al mattino presto cerchiamo
il pozzetto di scarico, per liberarci di un po’ di peso. Lo troviamo ad un
livello superiore, in una balla zona fornita di servizi, aree pic nic, panchine
ed ulteriori parcheggi, molto più isolati e tranquilli, dove erano fermi altri
camper e dove erano da poco giunte due auto delle squadre di sicurezza (una
sorta di polizia autostradale) cui gli equipaggi di due camper stavano raccontando
di essere stati appena rapinati. Facciamo le nostre cose, in
modo molto disagiato perché nessuno ha pensato di munire i pozzetti scarico di
adeguati sistemi di lavaggio, e ripartiamo subito. Lasciamo l’autostrada e ci
inerpichiamo su per le montagne, con l’idea di raggiungere la frontiera via
statale. A Cannes affoghiamo nel traffico cittadino e così decidiamo di
riprendere l’autostrada. Le indicazioni per l’autostrada ad un certo punto
scompaiono e quando ci accorgiamo che stiamo salendo troppo, nuovamente verso
le montagne, ci rendiamo conto di dover tornare indietro. Imbocchiamo, quindi,
l’unica strada che all’andata era priva di indicazioni e che invece nel senso
opposto, dal quale stavamo venendo, era provvista di adeguata segnaletica. Incontriamo brevi
rallentamenti in corrispondenza di Nizza e poi di Monaco e alle 12.30 superiamo
la frontiera con l’Italia, a Ripartiamo alle 13.45,
sostando in un’area di servizio successiva per il tempo necessario per un breve
riposo, una rinfrescata ed una tazza di caffè. Superiamo Genova, dove c’è un
rallentamento per un camion ribaltatosi sull’autostrada proprio pochi metri
prima della deviazione per •
14 agosto Alle 7.15 riprendiamo la
strada, con l’intento di attraversare il GRA prima che aumenti il traffico.
Imbocchiamo l’Autostrada del Sole (A1) e a Caserta deviamo sulla
Caserta-Salerno, A30, per Nola. A Caserta si riaccende la spia della riserva ma
la cosa non mi preoccupa perché ritengo di poter tranquillamente percorrere i
Viaggio effettuato in Agosto 2004 dal Giuseppe Iandolo Potete trovare ulteriori informazioni sulle località toccate da questo itinerario nella sezione METE, e i più recenti aggiornamenti alla situazione delle aree di sosta nella sezione AREE DI SOSTA. |
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