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Camper:
Laika Lasercar 590 del 1995, motorizzato Fiat Ducato 2500 diesel. Equipaggio:
Giuseppe e Anna e dei nostri ragazzi c’è solo Simone (perché Alessia è in giro
per Londra in pieno clima di attentati). Meta
iniziale: Tessalonica e la penisola Calcidica (che poi non avremmo raggiunto). Periodo:
dal 5 al 20 agosto 2004. Km.
percorsi: 2.528, compreso lo spostamento in patria, Nola-Brindisi-Nola, ed i
giri a vuoto che non mancano mai. Note:
Le distanze intermedie indicate nel diario sono talvolta approssimative, in
quanto comprensive degli andirivieni talvolta inevitabili. Il
diario del viaggio non si limita alla descrizione del tragitto ed eventualmente
delle località incontrate ma contiene alcune digressioni, tutte personali,
inerenti alla vita locale che potrebbero essere suggerimenti utili per chi si
reca da quelle parti, specialmente la prima volta. I
nomi delle località sono riportati anche con i caratteri e secondo la lingua
greca (come sulla segnaletica stradale), per agevolarne l’eventuale riscontro,
ma a prescindere dalla pronuncia: in greco, per esempio, Atene si scrive Atena
ma si pronuncia Atina; taverna si scrive taberna ma si pronuncia taverna; Tebe
si scrive Teba ma si pronuncia Tiva. Rispetto al greco antico si è verificato,
in pratica, un processo di iotizzazione, cioè di prevalenza dalla iota (ossia della “i”) rispetto ad
alcune altre consonanti, sicché spesso sia la “e” (η=eta o ε=epsilon) che la “u” (υ=iu) si pronunciano “i”. Diario di
bordo
•
Premessa Il tour estivo di quest’anno è nato
senza pretese né programmi, in quanto fino all’ultimo momento non c’è stata
alcuna certezza che avremmo avuto la possibilità di concederci un po’ di riposo
e distrazione. L’incertezza di poter fruire di un
pur breve periodo di ferie, ha escluso ogni programmazione ed ha molto influito
sulla scelta dell’itinerario: avevano infatti pensato che solo in Grecia avremmo
evitato i disagi tipici delle “ferie arrabbiate”, quelle delle due settimane a
cavallo del ferragosto, e che solo in Grecia avremmo avuto buona libertà di
movimento e di campeggio libero senza problemi. Queste ipotesi le avevamo formulate
sulla base delle precedenti esperienze, essendo già stati in Grecia altre 5
volte (Peloponneso con tour archeologico, Atene e Delfi; Igoumenitza, Meteora e
Corfù; Cefalonia; Canale di Corinto e Peloponneso meridionale), l’ultima nel
2000 (di nuovo Cefalonia). In pratica avevamo notato con quale disinvoltura si
campeggiava ovunque e con quale tranquillità ci si poteva fermare a dormire nel
bel mezzo dei piccoli centri abitati, in riva al mare, senza alcun problema. Ma queste ipotesi le avevamo
comunque formulate col beneficio del dubbio, perché non sapevamo le cose nel
frattempo erano cambiate e, inoltre, avevamo intenzione di frequentare posti
diversi da quelli nei quali avevamo notato tali cose. Le precedenti esperienze,
infatti, le avevamo maturate in roulotte e, quindi, spostandoci di 200/300 km.
per volta ma sempre da un campeggio all’altro. Inoltre il periodo in cui
c’eravamo mossi era sempre nel mese di luglio e, infine, non avevamo mai
frequentato le zone turistiche dei greci, cioè quelle preferite dai greci in
vacanza e non dai bagnanti greci occasionali (che si comportano, gli uni, in
modo del tutto diverso dagli altri). L’esperienza di quest’anno, fatta in
camper, in pieno agosto e in zone di elevato richiamo turistico locale, sarebbe
andata in modo diverso dalle aspettative. Questo diario, pertanto, non ha la
pretesa di illustrare dei veri e propri itinerari interessanti ma solo di dare
alcune indicazioni per trovare facilmente punti di sosta nel tratto qui
descritto e, perché no, di aiutare ad evitare di incorrere negli stessi nostri
inconvenienti. 1.
Da
Nola a Brindisi, km. 371 •
5 agosto Partiamo
da Nola (luogo di residenza, a circa 25 km da Napoli) alle 13.10, in perfetto e
puntuale ritardo. Come tutte le altre volte che abbiamo prenotato il traghetto
per la Grecia, anche stavolta succede qualcosa che ci costringe alle solite
corse: perdo la marmitta dell’auto a 10 km. da casa mentre andavo a riempire le
bombole di gas del camper. Dopo una veloce sostituzione della marmitta
(fortunatamente c’era un meccanico a 100 metri), mi resta solo il tempo di
tornare a casa, senza gas, e partire in tutta fretta alla volta di Brindisi, con
le bombole di riserva, con buone due ore di ritardo rispetto al programma. Imbocchiamo
la A16 e una volta giunti all’altezza di Benevento, a circa 70 km. da casa, chiudiamo
con la macchina fotografica il solito inventario delle cose dimenticate nella
fretta. Breve
sosta per un pranzo “con imbuto” in autostrada ed alle 17.00 siamo a Brindisi,
con buona pace di tutti i limiti di velocità. Girovaghiamo alla ricerca dell’agenzia
viaggi presso la quale avevamo prenotato - come le altre volte - il traghetto
per la Grecia per poi realizzare che detta agenzia non c’era più, per lo meno
là dove l’avevamo lasciata l’ultima volta. Per telefono ci confermano di
essersi trasferiti; raggiungiamo la nuova sede e “chiudiamo” la prenotazione
del viaggio trovando un posticino per il ritorno, open deck, per il giorno 20;
già per l’andata, infatti, avevano sfruttato la disdetta di una prenotazione. Alle 18.00 ci imbarchiamo. La partenza tarda di circa 2 ore
a causa del vento forte che impedisce ad un altro traghetto, ormeggiato a
fianco al nostro, di mollare gli ormeggi (se l’avesse fatto ci sarebbe venuto
addosso). 2.
Da
Patrasso a Karistos, km. 394 •
6 agosto Arriviamo
a Patrasso (Patra - Πατρα)
alle 12.30 locali, mantenendo le due ore di ritardo. Dal traghetto, quando
ancora eravamo lontano dal porto, notiamo un ponte che sembra essere in
corrispondenza di Rio, dove altre volte avevamo preso il traghetto per
attraversare il canale di Corinto. Alle
13.30 siamo fuori del porto e dirigiamo verso Rio (Ριο) per attraversare il canale. In effetti il ponte
c’è; l’ultima volta che eravamo stati sul Peloponneso detto ponte ancora non
c’era (in Grecia i lavori pubblici vanno avanti più rapidamente che da noi;
potremmo commissionare ai greci il ponte sullo stretto!). Questo, in pratica, è
il secondo ponte che unisce il Peloponneso alla Grecia continentale; l’altro,
quello storico sull’istmo (realizzato da Nerone, l’istmo non il ponte), quello
delle cartoline insomma, è a Corinto. Il ponte è un pregevole esempio di
moderna ingegneria e somiglia a quello sulla baia di Dubrovnik. Notiamo
che alcuni camper dirottano verso l’imbarco sui traghetti Rio-Andirio (Ριο-Αντιρριο)
ed il perché l’avremmo capito poi: l’attraversamento del ponte ci costa 15,50
euro mentre il traghetto (che decidiamo di prendere al ritorno) ci sarebbe
costato 7,50 euro. In compenso attraversiamo il canale in pochi minuti; la
spesa conviene solo a chi ha veramente fretta in quanto l’attraversamento col
traghetto richiede in tutto una ventina di minuti. Dirigiamo
subito a est, verso Itea (Ιτεα),
in direzione Delfi-Atene. L’idea
era quella di fermarsi un primo giorno lungo la sponda nord del canale di
Corinto, ma il maltempo, che già ci aveva accolti a Patrasso, ci induce ad una
breve sosta per il pranzo, in una piccola località di mare composta da
pochissime abitazioni, in prossimità della spiaggia, con fontana pubblica e
doccia a disposizione semmai ne avessimo avuto bisogno. La
caratteristica della maggior parte delle località marine greche che, come ben
ricordavamo, costituisce condizione favorevole per la sosta di un camper, è
proprio questa: lungo le coste ci sono un’infinità di piccoli agglomerati,
composti da pochissime abitazioni, seconde case o case di pescatori, con
lungomare dotato di docce e fontane pubbliche con acqua potabile, senza
problemi per il parcheggio né per l’eventuale pernottamento. Il tutto
accompagnato dalla buona disponibilità alla convivenza della gente del posto
che nella peggiore delle ipotesi fa finta di ignorarti. Ripartiamo
subito dopo mentre si avvicinano nuvole minacciose. Saliamo
a Delfi (Δελφοι),
già visitata in lungo e in largo negli anni addietro, e proseguiamo per
Arachova (Αραχοβα),
città dei tappeti, dove ci fermiamo a comprare un po’ di pane e fare quattro
passi, dopo aver percorso, dallo sbarco, 145 km. Il paesino è molto più vivace
ed accogliente di come ricordiamo di averlo visto nel 1994. Abbondano, come
sempre, i negozi di tappeti ed i prezzi sembrano ancora consentire buone
occasioni. Alle
19.00 ci rimettiamo in marcia proseguendo veloci verso l’Eubea (Evia - Ευβοια),
la grande isola-penisola a nord di Atene. Evitiamo di salire sul Parnaso, dall’alto
del quale - la guida Touring dice che - si vede tutta la Grecia, a 2.457 metri
di altezza: i familiari non si mostrano entusiasti all’idea di salire tra le
nuvole col tempo che minaccia al peggio e, per di più, con l’approssimarsi del buio.
A
Tebe (Thiva - Θηβα)
imbocchiamo una pessima autostrada, sotto una pioggia torrenziale, in direzione
Atene; autostrada che lasciamo poco dopo per deviare verso Halkida (Хαλκιδα),
cittadina sull’Eubea collegata alla terraferma da due ponti. Procediamo a naso verso sud, mantenendoci sulla destra
nell’intento di camminare lungo la costa. Quando smette di piovere è buio pesto.
Ci fermiamo ad Eretria (Ερετρια),
immediatamente prima dell’ingresso in paese, in un ampio spazio alberato in
riva al mare a pochi metri dalla strada principale, dopo aver percorso 140 km.
dall’ultima sosta. Ceniamo e pernottiamo tranquilli anche se in prossimità vi
sono taverne (ταβερνας)
e ristoranti. •
7 agosto Al
mattino seguente il tempo è finalmente buono. Possiamo meglio vedere il posto dove
ci siamo fermati che ci risulta comodo, tranquillo ed ombreggiato. Facciamo il
primo bagno. Durante
il giorno altri camper si fermano in prossimità. I bagnanti occasionali greci
arrivano, come loro abitudine, non prima di mezzogiorno e si trattengono per
non più di un’ora, quanto basta per lasciare sul posto le tracce del loro
passaggio, il che, per lo più, non va oltre la lattina di birra ed il
bicchierone di plastica che usano per il loro caffé freddo. Questa,
purtroppo, è un’altra delle caratteristiche dei litorali greci e delle
innumerevoli zone balneabili che non appartengano a vere e proprie località di
villeggiatura. La quantità di rifiuti lasciata sulle spiagge e zone circostanti
non è eccessiva sol perché i greci (nel senso di abitanti della Grecia), essendo
pochi non riescono a sporcarle tutte. Ci si trova di tutto: dalle bottiglie di
plastica ai frigoriferi, dai materassini di gomma ai sacchetti di plastica, premurosamente
legati, pieni dei rifiuti del pasto del girono (sì, perché i greci in spiaggia,
anche se ci si trattengono poco, portano sempre qualcosa da mangiare o da bere).
D’altro canto anche per strada si trovano veicoli abbandonati di tutte le
razze: dalle semplici automobili alle pale meccaniche ed anche i camion finiti
fuori strada appaiono palesemente lasciati lì ad arrugginire. Probabilmente in
Grecia lo smaltimento dei rifiuti non è un problema e, al tempo stesso, lo
spazio disponibile allevia il fastidio di convivere non le carcasse d’auto:
basta farsi un po’ più in là. Questo stato di cose vale anche per le spiagge:
trovarle sporche significa trovare una bottiglia qui ed una lattina di coca
cola venti metri più in là. I rifiuti sono come i bagnanti: onnipresenti ma
poco numerosi, tant’è che in alcune occasioni con pochissimo sforzo - e un po’
più di attenzione - abbiamo ripulito la zona per soggiornarvi con più agio: non
c’è motivo di allontanare una bottiglia di plastica con un piede per farla
andare solo più in là, tanto vale raccoglierla e buttarla nel primo bidone
della spazzatura che si incontra (se effettivamente riteniamo che la natura sia
un bene di tutti e che tutti abbiano il dovere di non rovinarla, questo dovere
non si esaurisce col non peggiorare la situazione esistente ma comprende anche
l’obbligo di provvedere al suo recupero in qualsiasi modo ed anche direttamente
e non soltanto pagando le tasse perché il recupero lo faccia un altro). La
descrizione delle condizioni “paesaggistiche” non vuole essere, nella maniera
più assoluta, una critica né un giudizio dell’indole dei locali, anche perché
sui rifiuti non c’è il mittente e l’occasione fa sempre l’uomo ladro non solo
in Italia ma in tutto il mondo, sicché non mancano gli stranieri che, anziché
rimuovere qualche lattina, ne lasciano altre a farle compagnia. C’è da dire,
d’altro canto, che se pure fossero soltanto gli autoctoni a comportarsi così,
ugualmente non me la sentirei di criticarli: se a loro sta bene così a noi, per
altro verso, non ce lo ha ordinato il medico di andare i Grecia; e noi, dal
canto nostro, ne abbiamo le tasche piene di quelli che giudicano da lontano
rimanendo prudentemente altrove! Torniamo
al viaggio. Nello
stesso posto si ferma anche un camper (o meglio un motorhome) con equipaggio di
Gallarate, una simpatica famiglia di quattro unità, intenzionata ad andare
nella stessa nostra direzione e con la quale, dopo pranzo, concordiamo di proseguire
insieme. La meta ultima è Karistos (Καρυστος),
all’estremo sud dell’Eubea, ma senza disdegnare eventuali località incontrate
lungo il tragitto che ci fossero risultate meritevoli di soggiorno. La strada subito sale e si snoda
sulla cresta dei monti dell’Eubea. Avremmo percorso quella definita la “strada
delle aquile”, a 800 metri di altezza, con rarissime abitazioni ed
interminabili teorie di pale eoliche che danno al paesaggio un che di spettrale
e di fantascientifico. Le grandi pale eoliche, che da lontano sembrano
un’esposizione di ventilatori, viste da vicino, nella loro imponenza ed in un
paesaggio brullo, sembrano un qualcosa fuori del tempo. Lungo la strada
incontriamo diverse diramazioni, da un lato e dall’altro, che evitiamo di
imboccare perché non sappiamo se ci portano giù al mare o a casa di qualche
pastore. La
prima deviazione mirata, perché suggerita dal quel che leggiamo sulla guida
Touring, la facciamo a Nea Stira (Νεα
Στυρα). Dopo un interminabile tragitto tutto in
discesa, che comincia a mettere sotto sforzo i freni, arriviamo nel paesino e
cominciamo ad impattare con la realtà di luoghi del genere: infatti dove la
costa è molto frastagliata i posti di accesso al mare sono pochi e dove in quei
pochi posti sorgono dei paesini, questi occupano tutto lo spazio disponibile, sicché
fermarsi col camper è un problema. Sicuramente ci saranno anche altre discese a
mare ma, tenuto conto delle condizioni delle strade principali, in quei posti
ci potranno arrivare soltanto muli e capre. Attraversiamo
il paesino lentamente al seguito di un motofurgone a tre ruote che trasporta
una mucca puzzolente. Incrociamo un autobus da turismo e ciò ci fa dedurre che
per abbandonare la zona non avremmo dovuto fare tutta la strada a ritroso e poi
riprendere la “strada delle aquile”. Un benzinaio conferma la nostra
impressione e, quindi, proseguiamo lungo costa - si fa per dire - fino ad
imboccare nuovamente la strada principale un po’ più in là, per niente agevole,
e perciò rammaricandoci di esserci allontanati dalla strada delle aquile, ma
solo perché non sapevamo che la strada che avevamo lasciato era peggio di
quella che stavamo percorrendo! E’
noto che le strade greche non sono tra le più agevoli e quelle in zone non
pianeggianti sono un punto peggio. Al di là del fatto che per lo più non hanno
parapetti o guard rail, sono strette, spesso invase da frane e massi caduti,
talvolta ne mancano parti intere perché franate e transitando sulla parte
restante ci si chiede fino a che punto possa reggere. Percorrerle con un camper
non è la condizione migliore ma, c’è da dire, è difficile che ci si trovino
buche o avvallamenti, sicché con una guida attenta, tra un tornante e l’altro,
l’unico problema è la velocità che deve essere prudentemente mantenuta nella
media dei 40 km/h e quando la visibilità è buono si può andare anche a velocità
soddisfacenti. Sulle
statali la cosa è diversa. L’unico problema sta nel fatto che le fanno a una
piazza e mezzo: la corsia normale, unica, e quella di soccorso. Secondo le loro
regole (pare che il loro codice della strada contenga prescrizioni in tal
senso) normalmente bisogna procedere a cavallo della linea che demarca la
corsia di soccorso, per favorire il sorpasso. Sta di fatto che la corsia di
soccorso non ha una larghezza costante sicché quando ci si mette a cavallo si
cammina, tutto sommato, a zig-zag, con bruschi rientri quando essa si restringe
od anche per evitare di ospitare qualche malcapitato che sta cambiando una
ruota; ecco perché, ciò nonostante, i greci quando sorpassano si tengono in
ogni caso completamente sulla corsia opposta. Per
le autostrade il discorso è tutt’altro. Che siano classificate autostrade lo si
desume dalla segnaletica che le indica e da quella che si trova lungo di esse,
che è a fondo verde, come in Italia, ma non dalla configurazione. Se ne trovano,
infatti, di tutti i tipi: dalle indicazioni sulle cartine parrebbero autostrade
anche quelle che attraversano alcuni centri urbani, quelle con uno stato di
manutenzione tale da far rimpiangere le strade di montagna, quelle che sono
semplicemente delle statali che evitano i centri abitati ed anche di quelle che
somigliano alle nostre autostrade; c’è da dire che le autostrade degne di tale
nome hanno in più, rispetto alle nostre, il fatto che sono completamente
illuminate (cosa che da noi avviene solo in prossimità degli svincoli), il che
conferisce ottima visibilità a chi le percorre e, inoltre, le rende ben
visibili, da lontano, a chi deve raggiungerle ed imboccarle. Altro aspetto
positivo, infine, è che quasi mai sono a pagamento e se si paga il costo è irrisorio. Alle
18.00 arriviamo a Karistos. La cittadina non è piccola ed è abbastanza
attraente. Ci rendiamo subito conto che non è una di quelle dove ci si possa
fermare dove si vuole. Nelle località costiere greche un po’ più grandi,
infatti, il lungomare è sempre adibito a porticciolo di barche di pescatori e
barche da diporto, anche di notevoli dimensioni, e difficilmente è balneabile. Prima
di inoltrarci nelle strade cittadine, ci dirigiamo, a naso, verso il mare e
dopo un feroce - probabile - controsenso (non c’era segnaletica ma nella
stretta stradina le macchine erano parcheggiate, ambo i lati, tutte nello
stesso senso) e dopo aver costretto alla retromarcia alcune macchine che ci
venivano incontro secondo la probabile direzione giusta (ma due camper di fila in
tal caso hanno la meglio!), finalmente arriviamo in riva al mare: un lungomare
di alcuni chilometri, disabitato, alberato e, come al solito, provvisto di
docce. Spegniamo i motori dopo aver percorso 109 km., arzigogoli compresi, e
facciamo un bagno. A
sera ci portiamo in paese, parcheggiando agevolmente entrambi i camper
immediatamente prima del centro abitato. Quattro passi e cena fuori in una
delle tante taverne. La cittadina è veramente gradevole, affollata e vivace ma
senza i casini tipicamente nostrani. Dopo
cena ci portiamo nuovamente sul lungomare dove ci sistemiamo per la notte. Come
in tutte le località greche, il mangiar fuori non è affatto un problema: non
c’è centro abitato che non abbia le sue taverne, tante da lasciare l’imbarazzo
della scelta e in genere una vale l’altra. Di taverne se ne trovano anche nei
luoghi più sperduti, lontano dai centri abitati. Le taverne non sono ristoranti
ma neanche fast food; il menu non offre grande scelta ma se non si pretende un
risotto ai funghi porcini o una linguina alla rana pescatrice, quel che vi si
può mangiare è più che soddisfacente, per di più lo fanno in fretta e non costa
molto; a tal proposito basta notare che le taverne sono sempre affollate e principalmente
di greci, il cui reddito medio è inferiore al nostro e se noi quando andiamo al
ristorante dobbiamo fare un leasing, loro dovrebbero accendersi un mutuo. Normalmente
vi si può gustare pesce, per lo più alla griglia o fritto (pesce azzurro o
calamari), polpo crudo essiccato, formaggio fritto (saganaki), alcuni tipi di
pasta (carbonara o bolognese fatta a modo loro), carne alla griglia (meglio se
di maiale) o allo spiedo (anche il maialino intero, ma non buono come quello
sardo), spiedini con vari tipi di carne (souvlaki), involtini di carne macinata
(dolmades), carne a fette allo spiedo (ghiro, di origine turca, che è uno
spiedo messo in verticale) nel piatto od anche nella pizza (pita), melanzane e
zucchine alla griglia o fritte a modo loro (ottime), insalata greca
(sostanziosa) e peperoni imbottiti, nonché, spesso, anche la laboriosa mussaka,
con una spesa non superiore a 10 euro a testa, bibite comprese. Invece
dei fast food ci sono, spesso, localini per lo più annessi a macellerie che la
sera chiudono il banco e mettono in funzione la griglia; vi si mangia -
velocemente - soltanto carne alla griglia: hamburger o wurstel, souvlaki e
ghiro pita. In questi un pasto soddisfacente non costa più di 3 euro a testa,
birra compresa. I
ristoranti sono rari e cari, come i nostri; vi si ostenta una cucina
internazionale che spesso lascia a desiderare. I bar con posti a sedere, per degustare bibite o gelati, si
trovano soltanto nelle località più frequentate e sono all’altezza dei nostri,
specialmente nei prezzi. •
8 agosto Di
buon mattino ci rechiamo in paese, mentre la vita vi si risveglia, e facciamo
rifornimento di acqua ad una fontana pubblica, sul lungomare cittadino, per poi
tornare dov’erano rimasti ad aspettarci gli amici di Gallarate. Sganciamo le
bici (degli amici) e andiamo in paese a fare un po’ di spesa e ci rendiamo
conto che il controsenso feroce del giorno prima doveva proprio essere tale,
perché percorrendolo con le bici allo stesso modo rischiamo di scontrarci con
altri veicoli (ma stavolta, con le bici, avremmo avuto la peggio);
l’impressione è confermata dalle espressioni, anche verbali, rivolte al nostro
indirizzo. Meno male che non le capiamo. Dopo
il bagno facciano una tavolata di spaghetti alla carbonara (fatta come si deve)
e poi ci muoviamo in esplorazione inoltrandoci sull’esteso promontorio ad ovest
di Karistos, in pratica proseguendo sul lungomare dove eravamo, in direzione
opposta a quella che ci avrebbe portato in paese. Ci ritroviamo su un
promontorio brullo attraversato da un’infinità di strade, tutte ben asfaltate,
che salgono, scendono e si incrociano le une con le altre; fortunatamente sono
numerate così ci si può rendere conto di ritrovarsi al punto di partenza. La
cosa resta inspiegabile: non ci sono strade là dove servono e dove non servono
ce n’è un intero reticolato da fare invidia, in superficie, alla metropolitana
di Parigi! Pensavamo di trovare un qualche altro posto piacevole - e
forse l’avremmo anche trovato - ma dopo svariati chilometri di girotondo decidiamo
di tornare al solito posto. Prima, però, ci fermiamo a fare un bagno in una
deludente spiaggetta dove s’erano già sistemati altri 5 camper, tutti italiani.
Mare basso e col fondo melmoso e spiaggia frequentata principalmente da mosche
(un’infinità); quasi no ci avessimo già pensato da noi, una signora ospite di
una casa sulla retrostante collina ci viene a dire, con tono di rimprovero, che
lì non potevamo campeggiare, nel senso di trattenerci! Certo non s’era accorta
che non mostravamo alcun entusiasmo all’idea e che non avevano affatto bisogno
delle sue indicazioni. In realtà c’era tanto di cartello “no camping”, lì e in
tutta la zona, ma della cosa pare se ne fregassero altamente un po’ tutti (specialmente
i greci che in alcune spiaggette della zona, di pochi metri quadrati, ci
s’erano sistemati addirittura con tende o roulotte). Dopo aver perso un po’ di
tempo a cercare le chiavi del camper che l’amico di Gallarate aveva pensato di
nascondere nelle scarpe - ma le scarpe se le sarebbe infilate solo una volta
rassegnatosi a farsela a piedi - ritorniamo all’ospitale spiaggia dov’eravamo
al mattino. 3.
Da
Karistos a Kala Nera, km. 467 •
9 agosto Stavolta
si parte davvero. Ci rechiamo in paese e facciamo entrambi rifornimento di
acqua. Riprendiamo la “strada delle aquile” e per poco non le incontriamo. Una
volta arrivati a Stira, infatti, anziché scendere a sinistra, per Nea Stira, da
dov’eravamo venuti, prendiamo a destra, immaginando di immetterci subito sulla
strada principale che, secondo la cartina, doveva essere più agevole.
Percorriamo, invece, un lungo tratto stretto e tortuoso, adatto più ad un fuoristrada
4x4 che ad camper, incrociando di tanto in tanto qualche altro veicolo; di
aquile non ne abbiamo incontrate perchè, probabilmente, dovevano essere tutte
in villeggiatura. Se non altro a quell’altezza il motore non ha sofferto per la
temperatura; lo stesso non si può dire per i freni che, invece, sono stati
messi a dura prova. Giunti
in pianura, ci fermiamo in una spiaggetta per un breve bagno e per il pranzo.
Alle 15.15 ripartiamo verso Halkida mentre il tempo fa i capricci.
Attraversiamo la cittadina ed il ponte verso il continente, dirigiamo
velocemente verso la pessima autostrada Atene-Lamia (Αθηνα-Λαμια), che,
tuttavia, man mano che procediamo migliora. In corrispondenza di Larimna (Λαρυμνα),
tentiamo una prima discesa verso il mare. Raggiungiamo un piccolo centro
abitato dal quale, continuando a scendere, avremmo raggiunto la costa. Il
tragitto non ci convince e così, anziché proseguire, decidiamo di ritornare in
autostrada per lasciarla, nuovamente, poco dopo. Dirigiamo verso la costa e
raggiungiamo Scala (Σκαλα)
un piccolo centro abitato di evidente recente costruzione (anche perché la
nostra cartina - invero vecchiotta - non la riporta affatto), costituito
prevalentemente da case da villeggiatura. Il tempo che volge al peggio ed il
vento forte non ci ispirano la sosta e quindi proseguiamo per Livanates (Λιβανατες).
Mettendo insieme le indicazioni di un ragazzo e quelle desunte dalla
segnaletica imbocchiamo una strada tra i campi - col terrore di incrociare un
trattore - e finalmente raggiungiamo Livanates che neanche ci ispira tanto.
Pertanto proseguiamo fino ad Arkitsa (Αρκιτσα)
dove troviamo comodo parcheggio in prossimità dell’imbarco sui traghetti
diretti a località diverse. Abbiamo percorso, dalla partenza, 254 km. Facciamo
quattro passi sul lungomare che alla fine, verso il faro, ospita uno strano
campeggio: è di tipo stanziale, infatti le roulotte hanno addirittura vialetti
di ingresso lastricati con pietre del posto, ma il campeggio è completamente
aperto e prospiciente alla “passeggiata lungomare”: i campeggiatori, quindi,
con sdraio e barbecue, sembrano in esposizione. Facciamo quattro passi e poi ci rechiamo all’interno del
paese, dove riusciamo a parcheggiare in prossimità di una taverna nella quale divoriamo
una pita con souvlaki (il ghiro era guasto), patate fritte e birra. Dopo cena
torniamo al parcheggio vicino all’imbarcadero ma non troviamo posto e così ci
fermiamo sul lungomare, in presenza di un bel divieto di sosta a destra (ma non
a sinistra) ed in compagnia di tante auto che del divieto non si preoccupavano
più di tanto (poi avremmo scoperto perché). Restiamo, pertanto, imprudentemente
parcheggiati a destra ed in quel modo trascorriamo la notte. •
10 agosto Alle
7.00 circa del mattino ci sveglia un militare della capitaneria di porto, fischiando
come un forsennato e battendo furiosi colpi sui camper; saltiamo giù assonnati
dai nostri giacigli e ci rendiamo conto del perché non si doveva parcheggiare a
destra: sul quel lato, infatti, si mettevano in fila i veicoli che dovevano
imbarcarsi; noi eravamo gli unici che dalla sera prima eravamo rimasti fermi
sul quel lato, le auto se n’erano andate per tempo. Tra uno sbadiglio e l’altro
facciamo un po’ di andirivieni sul lungomare per poi andarci a fermare in
prossimità del faro, dove c’era tanto di cartello “no camping”, “no grill” e
“no” tante altre cose. Ma
al risveglio definitivo scopriamo che immediatamente dopo il faro c’era
un’altra località, forse una frazione di Arkitsa, con tanto di lungomare,
provvisto di docce, con un comodo parcheggio lungo quasi quanto l’intero
lungomare. Ci fermiamo per il bagno e per il pranzo. Ci
rimettiamo in viaggio nel pomeriggio ma senza fretta, dopo una breve sosta in
paese per piccole spese. Riprendiamo
quella che è tracciata come un’autostrada, ma che in effetti sembra solo essere
una decente statale, in direzione Lamia (Λαμια)
e Larissa (Λαρισα)
ma per deviare in direzione di Volos (Βολος).
In prossimità di Lamia faccio un po’ di casino con le indicazioni e sbaglio
strada, portandomi dietro l’amico di Gallarate. Girovaghiamo un po’ alla
ricerca di uno svincolo per tornare indietro. In base alle indicazioni di un
benzinaio, al primo semaforo - che sulle strade veloci non mancano - riusciamo
ad invertire il senso di marcia ma da quel lato non troviamo lo svincolo per
Volos, che avremmo dovuto imboccare. Ci fermiamo in un’area di servizio per la
cena e per una pausa di riflessione: secondo quel che avevamo tentato di far
capire ai benzinai dell’area di servizio e secondo quello che loro avevano
tentato di farci capire rispetto a quello che a loro volta avevano capito, noi
capiamo che per trovare un posto dove fare inversione a “U” avremmo dovuto
continuare per altri 4 km. circa. Invero l’apertura nel guard rail invogliava
ad una manovra molto più rapida (ma poco ortodossa) e mentre riflettiamo se
fare o meno la scorrettezza, un camion con rimorchio mette in pratica i nostri
pensieri e senza preoccuparsi più di tanto. Così aspettiamo un momento di pausa
del veloce traffico ed imitiamo il camionista. Proseguiamo
veloci in direzione Volos col solo intento di lasciarci dietro quanta più
strada prima di trovare un posto dove trascorrere la notte. A Raches (Ρακες) lasciamo
l’autostrada con l’idea di proseguire lungo costa, nella prospettiva di trovare
un posto dove dormire ed eventualmente fare un bagno l’indomani. Dopo aver
preso una direzione che non ci convince, invertiamo marcia per riprendere
l’autostrada ma ci ritroviamo tra le campagne lungo una strada poco più larga
del camper; per fare inversione di marcia dobbiamo buttarci fuori strada, manovrando
tra gli alberi; giunti al punto di partenza prendiamo l’ultima strada rimasta
disponibile che, in verità, ci convince ancora meno. Fermiamo un volenteroso
che prima ci fa strada e poi ci indica il percorso per raggiungere nuovamente
l’imboccatura dell’autostrada: in pratica l’ingresso in autostrada non era là
dove c’era anche l’uscita ma dall’altro lato del paese! Finalmente
imbocchiamo l’autostrada per poi lasciarla in direzione Nea Anchialos (Νεα
Αγχιαλος), dove giungiamo ormai a
sera tarda, dopo aver percorso complessivamente 173 km. La
cittadina appare vivace ed attraente, ben curata e con un’organizzazione molto
simile ai luoghi di villeggiatura nostrani ma, c’è da dire, senza trambusti. Ci
fermiamo lungo una strada che corre parallela alla spiaggia, dalla quale è
separata da una zona alberata, recintata e piena di localini (taverne e bar).
Il buio non ci consente di vedere granché. •
11 agosto Al
mattino possiamo finalmente godere della venuta del bel lungomare per poi decidere
di andarcene quanto prima: la spiaggia è letteralmente disseminata di meduse e
parallela ad essa corre, in acqua, ad una cinquantina di metri, una specie di
recinzione: non si capisce se è uno sbarramento da pesca o uno dei tanti
sistemi di allevamento. Pertanto non si capisce neanche se le meduse stiano stabilmente
al di qua del detto sbarramento. In verità sembriamo gli unici a preoccuparci
della cosa: alcuni anziani - che, in Grecia, sono quelli che fanno il bagno di
primo mattino - le meduse se le strofinano addosso! Pare siano curative per i
reumatismi. Ripartiamo
in fretta in direzione Volos, che raggiungiamo e attraversiamo poco dopo,
soffrendo un po’ nel traffico locale, e dirigiamo verso sud, lungo la
proboscide che chiude il golfo di Pagassitikos: il Pelio (Πηλιο), zona molto turistica. Superiamo
Agrià (Αγριά),
prima località balneare del Pelio, e dopo aver percorso 40 km. ci infialiamo in
Kalà Nerà (Καλά
Νερά) dirigendo verso il mare. Percorriamo le anguste
stradine del paese ed il suo lungomare e finiamo in un’accogliente e comoda spiaggetta
posta immediatamente fuori del paese. Ci sono altri due camper, italiani
ovviamente, i cui equipaggi non si scomodano neanche in un cenno di saluto. Una
volta il camper identificava anche un modo di vivere e di pensare, sicché
questa sorta di “comunione” era facile presupposto per la socializzazione,
l’intrattenimento, lo scambio di opinioni e per un caffé in compagnia. Oggi il
camper sembra diventato uno status symbol da mass media ed i camperisti che
incroci al massimo ti rivolgono un grugnito. Ecco che la “comunione” non la si
trova più tanto facilmente e quella volta che la si trova dispiace lasciarla. Ci
fermiamo per un buon bagno. Nel pomeriggio gli amici di Gallarate ci lasciano,
con nostro rammarico, per iniziare il viaggio di ritorno, mentre arrivano altri
2 camper. Ceniamo
in una delle tante taverne sul lungomare gustando dell’ottimo pesce, con modica
spesa, e pernottiamo sulla spiaggetta fuori paese. •
12 agosto Restiamo
per il bagno. La spiaggia si affolla: nella mattinata arrivano altri 4 camper,
sempre italiani. Nel primo pomeriggio ripartiamo, cominciando ad abbandonare
l’idea di raggiungere Tessalonica e la Calcidica e con l’intento di restare in
zona, senza affrontare lunghi percorsi nell’approssimarsi del ferragosto. Partiamo
alle 16.00, immaginando di percorrere rapidamente le brevi distanze verso le altre
località balneari, in cartina distanti non più di 50 km.: non sapevamo quel che
ci aspettava! La
strada si inerpica su per le montagne; l’altitudine non è notevole ma se ne
risente quando si scende verso il mare. La strada, in pratica, percorre la
sommità del rilievo e, pertanto, quando si dirotta verso le località costiere,
si scende rapidamente e con pendenze notevoli. Quando le strade sono agevoli ne
risentono solo i freni; quando invece - specialmente in salita - le strade sono
disastrate, strette e con curve a gomito, quel che ne risente sono anche la
frizione ed i pneumatici. La
prima meta è Platania (Πλατανια).
Quando vi arriviamo notiamo che la strada finisce con un bel divieto di
accesso, con la spiaggia a poche decine di metri. Sulla sinistra, poco prima,
c’è un campeggio che, pertanto, ci sembra lontano dal mare: avremmo poi appreso
che questo campeggio doveva essere direttamente sul mare, con accesso diretto
su una delle due spiagge che la guida menziona. Il paesaggio comunque non ci
attira. Torniamo su e dirigiamo verso Milina (Μηλινα), località molto pubblicizzata
da depliants turistici del Pelio. La località è gradevole ma posto per fermarsi
non ce n’è. Cominciamo a renderci conto della realtà del Pelio: le discese a
mare sono poche e le località costiere sono molto anguste. Proseguiamo
lungo la strada costiera che ad un certo punto ricomincia a salire, verso
Argalasti (Αργαλαστη),
località collinare lontana dal mare. Ad un certo punto imbocchiamo una ripida
discesa a sinistra, seguendo le indicazioni per il camping “Argo”: la strada
che conduce al campeggio è stretta e scende con notevole pendenza e ad un certo
punto non è più asfaltata ma in cemento, col piano rigato per aumentare la
presa delle ruote: cominciamo a chiederci come ne saremmo venuti fuori. Il
campeggio è accogliente ma piccolo e talmente angusto che ne saremmo usciti a
retromarcia perché non c’è spazio per fare inversione. La spiaggia del
campeggio è di pochi metri e l’accesso al mare è per lo più in caduta libera ed
il ritorno sulla terraferma richiede un po’ di pratica in alpinismo. •
13 agosto Ripartiamo
nel primo pomeriggio, dopo aver fatto rifornimento di acqua. Dal campeggio
usciamo a retromarcia e con complicate manovre. Risaliamo verso la strada
costiera per l’angusta stradina con cambi di marcia 1ª-2ª-1ª, sperando di non
incrociare altri veicoli. Proseguiamo verso Argalasti e quindi dirigiamo verso Tsangarada
(Τσαγραδα),
pensando che sia una località di mare ma una volta raggiunta ci rendiamo conto
che tale non è. Continuiamo verso Aghios Ioanis (Αγιος Ιωαννης
= San Giovanni). Giunti alla deviazione per tale località, imbocchiamo l’immancabile
strada con notevole pendenza che vi ci conduce. Già dall’alto il paese sembra
essere notevolmente affollato; procediamo comunque ed infine restiamo bloccati
nel traffico per una buona mezz’ora senza muoverci di un metro. In verità poco
prima c’era un enorme spiazzo, che altro non era che una svasatura della
strada, probabile spazio di manovra per autobus, dove s’erano fermati diversi
camper; ma fermarsi lì non ci attirava affatto: in pratica si era piena strada
urbana e a notevole distanza dal mare. Sulla
destra c’è un campeggio che già dal di fuori ci sembra pieno. Non appena
riusciamo a muoverci dirigiamo verso il detto campeggio, imboccando una strada
che non lascia margini di manovra per tornare indietro; il traffico è notevole,
la strada è occupata da auto parcheggiate che ostruiscono l’accesso al
campeggio e quindi proseguiamo. La strada è stretta e con ripide curve a gomito;
la pendenza è notevole ed anche un 4x4 si sarebbe trovato in serie difficoltà.
Non c’è modo di fare inversione di marca e, d’altro canto, non conviene
fermarsi perché la strada è tanto ripida che una partenza in salita con quella
pendenza non sembra essere cosa facile; alcune curve a gomito sono così strette
che per superarle sono necessarie due manovre e la frizione viene messa a dura
prova. Proseguiamo per qualche chilometro con la solita preoccupazione di
incrociare altri veicoli. Raggiungiamo finalmente la strada principale e lì ci
dobbiamo necessariamente fermare allo stop; nell’immettersi in strada le ruote
slittano e la frizione fuma e con qualche scossone, dopo aver lasciato un po’
di pneumatici sull’asfalto, anch’essi fumanti, finalmente ci immettiamo sulla
strada principale prendendo decisamente la via del ritorno. Lungo
la strada, giusto per non lasciare niente di intentato, imbocchiamo una
stradina che, secondo la segnaletica, conduce al mare. Solita discesa ripida,
solita strada stretta e dissestata (in qualche punto la strada è addirittura
crollata) e, infine, un largo spiazzo adibito a parcheggio, polveroso e
assolato, distante dal mare, sia in lunghezza che in altezza: al mare ci si
arriva dopo un’ulteriore discesa da fare a piedi, ancor più ripida. Stavolta
sono i freni che cominciano a dare segni di affaticamento. Solita inversione di
marcia puntando a Kalà Nerà: lì, per lo meno, sapevamo di poterci fermare. Deviamo
per Milies (Μηλιες),
per abbreviare, e alle 20.00 raggiungiamo la spiaggetta di Kalà Nerà che
avevamo lasciato nel primo pomeriggio
di ieri, dopo aver percorso ben 106 km. in giro per le strade appena descritte.
Per finire in bellezza sbaglio una manovra e ci insabbiamo; dopo inutili
tentativi, con l’aiuto di un fuoristrada olandese, che tenta un traino, e la
poderosa spinta di alcuni bagnanti serali, riusciamo a tornare sul solido. Torniamo
a cenare alla solita taverna e poi ci prepariamo per la notte. Stavolta siamo
soli: non ci sono altri camper. 4.
Da
Kala Nera a Mitikas, km. 516 •
14 agosto Approssimandosi
il giorno del rientro, decidiamo di restare a Kalà Nerà fino a dopo ferragosto
per poi iniziare il viaggio di ritorno, ma la polizia ci fa cambiare idea: da
un’auto di pattuglia che passa di lì scende un poliziotto che ci fa capire, a
modo suo, che non potevamo restare in loco; subito dopo ne scende un altro,
graduato, il quale, intuendo che avevamo capito di dover andare via subito, con
molto garbo ed uno scarso inglese ci precisa che in quel posto potevamo restare
a parcheggio ma non dovevamo trascorrervi la notte. Ecco il probabile motivo
per il quale la sera prima di camper non ne avevamo trovati più. Alle
19.20 ci rimettiamo in viaggio; superiamo Volos, non senza qualche giro
turistico per la città alla ricerca della direzione giusta, e poi Nea
Anchialos. Riprendiamo l’autostrada che poi lasciamo dopo un centinaio di
chilometri per recarci a Glifa (Γλυφα),
secondo il criterio adottato finora e cioè con l’intento di trovare un posto
buono per il pernottamento e la sosta del giorno dopo. Imbocchiamo una strada
delle solite, cioè di quelle da velocità media non superiore ai 50 km/h, che secondo
la segnaletica doveva portarci a Glifa dopo 13 km.; in realtà dobbiamo percorrerne
qualcuno in più prima di arrivare in paese. Glifa
non è affatto attraente e non stimola il nostro entusiasmo: all’ingresso del
paese c’è un bivio in corrispondenza del quale è sistemato un cartello, di
notevoli dimensioni, che avverte che la diramazione a destra possono
percorrerla solo le auto o i veicoli di piccole dimensioni. Tutte queste belle
cose, però, non è facile leggerle con la luce dei fari, in movimento e
traducendo a volo la scritta in inglese dopo averla individuata tra le altre; e
così deviamo a destra! La solita disponibilità tipica dei greci induce alcuni a
farci adeguate segnalazioni prima del peggio ed impedendoci di incastrarci nei
vicoletti del paese, facendoci così capire, più che altro a gesti, quel che non
avevamo letto sul detto cartello; col loro aiuto facciamo una rocambolesca
inversione ed andiamo ad imboccare l’altra diramazione senza tante altre
preoccupazioni: Glifa è attracco di traghetti da e per l’Eubea e, pertanto, le
strade devono essere tali da consentire anche il transito di camion. E in
effetti è così ma le stradine sono di quelle che ai camion vanno un po’
aderenti. Giungiamo sul porticciolo mentre da un traghetto si riversano in
strada veicoli e passeggeri e ci fermiamo nel conseguente ingorgo provocato dall’angustia
dei luoghi. Dopo un breve giro ci ritroviamo allo stesso punto di prima ma col
traghetto vuoto e, tuttavia, senza vedere un po’ di posto dove potersi fermare
per lo meno per la cena. Non c’erano alternative: o si ritornava fuori paese o
si imboccava una viale, stretto e con alberi bassi, lungo la costa. Imbocchiamo
quest’ultimo e ad un tratto la strada sale notevolmente, diventando man mano sempre
più dissestata e infine del tutto sterrata. Un tizio, al quale cerchiamo di
chiedere se questa strada sarebbe sbucata prima o poi fuori paese, ci dà
assicurazione che il camper non avrebbe avuto problemi e che la strada ci
avrebbe condotto dove lui aveva capito - o pensava - che volevamo andare. La
situazione che ci si presenta fa subito capire che tra noi ed il tizio di prima
non c’era alcuna comunione di intenti. Non appena trovo un punto dove fare
inversione, in prossimità di un bivio, mi fermo e proseguo a piedi e poiché tra
le cose dimenticate a casa c’è anche la torcia, devo arrangiarmi con la luce della
luna; dopo un centinaio di metri di strada sterrata intravedo una baia che di
giorno doveva essere un paradiso ma un cancello con tanto di catena e lucchetto
non consente di proseguire; questa, probabilmente, è la direzione nella quale
il tizio riteneva volessimo andare, ignorando cancello e catena; mi rallegro
del fatto di non aver imboccato quel sentiero col camper: farlo a retromarcia,
nel buio, non sarebbe stato affatto divertente. La deviazione a sinistra,
intanto, non mi convince affatto; fermiamo un’auto di probabili contadini con fattezze
non greche, che da lì provenivano, e questi riescono a farci capire che la
strada andava su per le campagne senza alcuno sbocco. Torniamo
decisamente indietro e ci fermiamo per la cena sulla ripida discesa che porta
al porto. Dopo cena dirigiamo verso l’autostrada ma proprio prima di imboccarla
deviamo a sinistra seguendo le indicazioni per il mare e dopo pochi chilometri (in
tutto 18 km. da Glifa) ci fermiamo in riva al mare in un ampio spazio, in una
località il cui unico segno di vita era l’immancabile taverna che stava ormai
chiudendo. Pernottiamo tranquilli. •
15 agosto Al
mattino possiamo ammirare il panorama. Di fronte abbiamo le coste della parte
settentrionale dell’Eubea. Il mare è una tavola ma non sembra dei più attraenti
perché è di tipo lagunare: piatto e immobile, poco profondo e forse melmoso. Il
posto dove ci siamo fermati, il cui nome è probabilmente Aghios Georghios (Αγιος
Γεωργιος = San Giorgio), è
caratterizzato da un interminabile lungomare costeggiato da una stradina molto
stretta lungo la quale si trovano rade abitazioni, molte delle quali sono
chiaramente case per le vacanze; per il resto la zona sembra prevalentemente
agricola. Alle
8.30, prima di partire, imbocchiamo la stradina lungomare, che si snoda in
direzione Glifa, fino a quando diventa tanto stretta che alla prima occasione
invertiamo la rotta e torniamo decisamente verso l’autostrada che andiamo ad
imboccare in direzione Lamia (Λαμια).
Dopo alcuni chilometri lasciamo l’autostrada per tagliare verso Amfissa (Αμφισσα)
e poi verso Itea (Ιτεα),
senza passare per Delfi. Giungiamo
a Itea verso le 11.00, dopo aver percorso 145 km. La città è davvero bella e
ben organizzata. Nei giorni scorsi alcuni camperisti italiani ce ne avevano
parlato in modo entusiasta mentre altrettanti ce ne avevano parlato molto male.
La divergenza di idee derivava, probabilmente, da questioni geografiche: la
parte ovest della città, che peraltro non è affatto piccola, è decisamente ben
attrezzata ed attraente; la zona est, invece, presentava la caratteristiche in
base alle quali ce l’avevano descritta negativamente. Fermarcisi col camper in
modo comodo è praticamente impossibile e, inoltre, cartelli “no camping” e
polizia ce n’è a iosa. Proseguiamo verso est e subito dopo il paese, lungo la
statale, troviamo una comoda spiaggia attrezzata con docce, come di consueto,
bar e locali vari, con la possibilità di parcheggiare in strada parallelamente
al senso di marcia in quella che dovrebbe essere la corsia di emergenza o, in
mancanza, nell’ampio spazio in prossimità della chiesta che si trova dall’altro
lato della strada. Facciamo
un bagno; il mare non è più quello dell’Egeo e da quel momento in poi l’avremmo
trovato sempre abbastanza freddo, forse anche a causa del maltempo che in
quella zona, fortunatamente, si sarebbe manifestato solo con un vento forte e
gelido. Alle
17.00 ripartiamo in direzione Andirio (o Antirio; in greco Antirrio). Località
attraenti ne vediamo più d’una ma il vento davvero forte non ci induce ad
alcuna sosta. Superiamo Nafpactos (Ναυπακτος),
attraente e animata cittadina che avevamo già visitato anni addietro, e
proseguiamo sulla stessa costa, fino a Messolongi (Μεσολογγι) e poi a
Tourlida (Τουρλιδα),
all’estremità della laguna, dopo aver percorso 138 km., sostando in uno spazio
vicino al mare, senza problemi (neanche da parte della polizia che passa di
frequente) vicino ad altri 4 camper (immancabilmente italiani) che, come
s’erano sistemati, davano l’impressione di essere lì già da un bel po’ di tempo. Lo
spettacolo è caratteristico: di fonte il mare, con una lunga spiaggia
attrezzata come di consueto (ombrelloni di paglia e docce), ed alle spalle
un’immensa laguna attraversata da una stradina che unisce Messolongi a
Tourlida. Ceniamo
in uno dei caratteristici ristoranti del posto, all’aperto, con un vento gelido
che ci costringe ad indossare maglioni e che, per lo meno, si porta via le
zanzare che sul posto non scarseggiano affatto. •
16 agosto Restiamo
sulla laguna per un bagno che facciamo non certo all’interno della laguna ma
nella parte esterna, quella affacciata sullo Ionio. Le condizioni sono quelle solite:
spiaggia libera, ombrelloni fissi (che vengono occupati da chi arriva prima) e
docce, ma il mare non è dei migliori. Nel
pomeriggio ci rechiamo a Messolongi, cittadina veramente attraente: tranquilla,
spaziosa, pulita e ordinata, anche nell’assetto urbanistico e nella
circolazione stradale. La sua “organizzazione” si avvicina alle località
turistiche cui siamo più abituati: centro storico con isola pedonale e localini
di tutti i tipi, piazza principale prospiciente al palazzo di città, sicuro punto
di riferimento per la vita sociale locale, con bar e tavolini all’aperto. Alle
17.00 lasciamo la città. Attraversiamo Etolikò (Αιτωλικό), piccola isola
lagunare circondata da acqua stagnante, e proseguiamo in direzione (Port)
Astakos (Αστακος),
porto di attracco dei traghetti da e per Itaca e Cefalonia, dove giungiamo dopo
aver percorso 61 km. Astakos
è situato, in pratica, in una larga insenatura ed ha la configurazione tipica
delle località turistiche greche sviluppatesi in paesi che sono anche
porticcioli commerciali: a fianco al traghetto sono ormeggiati anche yacht di
notevoli dimensioni e le barche da diporto si alternano con quelle dei
pescatori; sul molo la situazione è per così dire speculare rispetto a quella
che c’è in mare e le passerelle dei signorili yacht sbarcano tra ammassi di
reti di pescatori, taxi, qualche rottame e puzzolenti bidoni della spazzatura. All’estremità
del molo il lungomare prosegue con delle piccole spiaggette attrezzate nel
solito modo. Prospicienti al molo ci sono innumerevoli locali, per lo più
taverne, che si alternano con negozietti e locali dove una pita ed una birra le
si prende al volo come in un fast food. Il centro abitato si sviluppa a ridosso
del lungomare ed è caratterizzato da strette stradine; le abitazioni non hanno
l’aspetto di essere case da villeggiatura. Case di villeggiatura ed un grande
albergo si trovano invece sul lungomare, subito dopo il molo. In
pieno sviluppo è la parte che si incontra prima di giungere in paese: una
grande piazza attrezzata con giardini e panchine è quasi ultimata ed anche il
lungomare è attrezzato a mo’ di “passeggiata”: ampio marciapiede alberato (palme),
panchine e lampioni bassi. Vi è, inoltre, un ampio spazio munito anche di
scivolo per le barche, dove, tuttavia, decidiamo di non fermarci perché troppo
isolato. Parcheggiamo, invece, in uno spazio sterrato antistante alcune
abitazioni e che, comunque, non dà l’idea di essere privato, ad una cinquantina
di metri dall’inizio della zona pedonale. •
17 agosto Al
mattino facciamo rifornimento di acqua ad una fontana posta in prossimità
dell’attracco dei traghetti. Riportiamo il camper a parcheggio e poi raggiungiamo
la spiaggia situata all’estremità opposta del lungomare-area pedonale, davanti
ad un grande albergo. L’acqua è tanto trasparente quanto gelida. Dopo
pranzo, alle 15.00, ripartiamo in direzione Mitikas (Μυτικας), località suggeritaci
da alcuni camperisti incontrati a Milina, in quanto caratterizzata da una
lunghissima spiaggia ottima per i camper. Dopo una quarantina di chilometri,
prima di raggiungere il centro abitato di Mitikas, seguo le indicazioni che
conducono al mare a dopo un breve tratto di strada campestre tra alberi bassi
(di quelli che fanno saltare i fanalini superiori), raggiungo la spiaggia che
in parte risponde a come ce l’avevano descritta: lunga alcuni chilometri,
profonda una trentina di metri, panoramica, costeggiata da una larga strada
sterrata che la separa da campi in parte apparentemente abbandonati e in parte
apparentemente coltivati, qualche campeggio e qualche immancabile taverna. I
camper in sosta sono numerosissimi; per la prima volta vediamo un camper greco. Il
tempo, però, non è dei migliori: il vento forte, in particolare, rende il posto
abbastanza inospitale perché a parte il mare non c’è nient’altro, e così
decidiamo di procedere verso nord. A pochi chilometri ci insinuiamo per le
strette stradine di un piccolo paese per uscirne, subito dopo, non senza
faticose manovre. Raggiungiamo la località successiva, in pieno sviluppo
turistico, dove i cartelli “no camping” abbondano e, ciò nonostante, non
mancano camper in sosta. Ci stiamo avvicinando, in effetti, alla penisola di
Lefkada (Λευκαδα),
rinomata zona turistica già visitata negli anni addietro, e, quindi, decidiamo
di non contravvenire al divieto e ritorniamo sulla spiaggia di Mitikas per
farci una bistecca alla brace, approfittando del fatto che il vento forte si è
calmato, e per trascorrere la notte. •
18 agosto Mancano,
ormai, due soli giorni al rientro in patria. L’idea iniziale è quella di
fermarsi sul posto fino ad allora senza ulteriori spostamenti, anche perché
subito dopo c’è la penisola di Lefkada, zona turistica molto frequentata e,
quindi, con scarse prospettive di trovare rapidamente comodi punti di sosta. Al
mattino il mare è stupendo ma dopo poche ore si alza nuovamente il vento,
peraltro freddo, che ma mano aumenta di intensità. I camperisti presenti sono
per lo più rintanati nei loro mezzi. Per non fare altrettanto decidiamo di
muoverci e di andare alla ricerca di qualche spiaggetta situata sottovento. Ad
una diecina di chilometri da Mitikas troviamo, lungo la veloce strada costiera,
una spiaggia che avevamo già notato il giorno prima - invero non tanto comoda
perché formata da pietre arrotondate ma di grosse dimensioni - riparata dal
vento, dove due camper italiani erano sistemati a pochi metri dal mare. Il mare
gelido ed agitato ed il vento freddo ci fanno presumere che il tempo
nell’entroterra non deve essere tanto buono; frattanto ci giunge notizia che
l’Europa centrale è flagellata da piogge torrenziali. Nel
pomeriggio, tornando indietro, ci fermiamo a Mitikas per girovagare all’inutile
ricerca di un po’ di pane. Notiamo che il paese - in verità per niente
attraente - è un posto di villeggiatura molto frequentato da italiani. Il paese
è dotato di un porticciolo per barche da diporto dove un paio di camper (immancabilmente
italiani) ci si sono sistemati in modo abbastanza invadente. Torniamo
sulla statale per poi ridiscendere sulla lunga spiaggia posta più in là, non
raggiungibile direttamente dal paese. Trascorriamo la notte sulla lunga spiaggia. 5.
Da
Mitikas a Patrasso, km. 150 •
19 agosto Il
tempo è buono ma l’acqua è gelida e sappiamo, comunque, di non poterci fidare: devono
farsi almeno le 10.00 perché le condizioni del tempo si possano ritenere
stabili. Il dubbio era ben fondato: già verso le 9.30 comincia a levarsi il
vento che aumenta rapidamente di intensità. Senza indugio mettiamo in moto e
partiamo nuovamente in direzione di zone protette dal vento. Dopo pochi
chilometri (7 in tutto), raggiungiamo una piccolissima spiaggia che avevamo
notato il giorno prima, riparata dal vento, accessibile dalla strada statale
mediante una scala in pietra costruita apposta. Dopo
pranzo iniziamo definitivamente il viaggio di ritorno e dopo 47 km. siamo di
nuovo a Port Astakos. Stavolta imbocchiamo una ripida e tortuosa discesa, prima
del paese, dalla sommità della quale si intravedeva quel che sembrava un buon
posto per giungere a mare; la stradina porta ad una terrazza panoramica,
adibita a parcheggio, dalla quale si giunge in spiaggia attraverso due diverse
scalinate ed una discesa lastricata. Sostiamo per un veloce bagno in un’acqua immancabilmente
gelida, rimpiangendo quella del Pelio a costante temperatura “brodo”. Raggiungiamo,
poi, nuovamente il centro abitato e facciamo un nuovo rifornimento di acqua al
solito posto: in prossimità dell’attracco del traghetto dov’è l’unica fontana
pubblica della cui esistenza c’eravamo accorti durante la precedente sosta.
Mentre facciamo rifornimento, un tizio, palesemente ubriaco, ci raccomanda di
non berla, quell’acqua, facendoci capire che non è potabile. Nel
parcheggio utilizzato nei giorni addietro non c’è posto e così stavolta ci
fermiamo nell’ampio spazio in riva al mare, a circa un duecento metri dall’inizio
dell’isola pedonale, approfittando della compagnia di altri 4 camper italiani. Cena
fuori, al ritmo di 2 ghiro pita a cranio al costo complessivo di 9 euro birre
comprese. •
20 agosto Alle
8.30 si riparte in direzione Patrasso. A poca distanza da Andirio ci fermiamo
in un piccolissimo centro abitato per un ultimo bagno: poche case tra il verde,
una colonia per bambini e l’immancabile taverna; spiaggia munita di docce;
fondo marino sassoso e pieno di ricci (il che, se non altro, indica che il mare
è pulito) per cui è necessario tuffarsi e nuotare fin da subito, senza poggiare
i piedi. La presenza di qualche medusa (altro indice di maltempo), di tipo
diverso da quello antireumatico di Nea Anchialos e sicuramente urticante, ci
induce a non attardarci tanto. Verso
le 12.00 raggiungiamo Andirio; stavolta attraversiamo il canale di Corinto col
traghetto, anziché sul ponte, il che ci costa 7,50 euro (rispetto ai 15,50 euro
del pedaggio del ponte) e non più di 20 minuti tra imbarco, traversata e
sbarco. Raggiungiamo
Patrasso e pranziamo nel porto. Alle 15.00 ci imbarchiamo ed alle 17.00 ore
locali, puntuale, il traghetto prende il mare. 6.
Da
Brindisi a Nola, km. 376 •
21 agosto Alle
8.00 italiane sbarchiamo a Brindisi e dirigiamo subito verso Bari per imboccare
l’autostrada. All’altezza di Benevento siamo accolti da una pioggia torrenziale
che limita la visibilità a pochi metri e ci costringe ad abbassare notevolmente
la media oraria, mentre si allontana la prospettiva di arrivare in tempo per il
pranzo. La
pioggia torrenziale ci accompagna fino a casa quasi a ricordarci,
drasticamente, che le vacanze sono finite. Viaggio effettuato da Giuseppe Iandolo nell'Agosto 2005 Potete trovare ulteriori informazioni sulle località toccate da questo itinerario nella sezione METE, e i più recenti aggiornamenti alla situazione delle aree di sosta nella sezione AREE DI SOSTA. |
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