![]() |
|
![]() |
|||
![]() |
PORTOGALLO L’evento del 2000
di Lidia&Roby Equipaggio: Lidia (due volte venti) e Roby
(43), vicendevolmente autisti e navigatori umani, non GPS Autocaravan: Arca
America su Ducato 2500Td Itinerario
Andata: Bergamo, Ventimiglia,
Marsiglia, Arles, Carcassonne. Andorra, Lerida, Zaragoza, Madrid, Caceres,
Peniche, Fatima, Lisboa Ritorno: Algarve, Sevilla, Cordoba,
Madrid, Zaragoza, Lerida, Andorra, Carcassonne, Arles, Camargue, Riviera
Ligure, Bergamo. Percorsi 6.211 Km. Erano anni che ci
ripromettevamo di andare in Portogallo. Avevamo passato giornate a vedere e
rivedere le videocassette che Gianni aveva girato in terra portoghese, letto i
suoi diari, ma non avevamo il tempo di andarci. I figli piccoli, prima, i problemi di lavoro, poi, il viaggio lungo,
sempre poco tempo a disposizione, troppi chilometri, poi, poi, ma alla fine, si
sa, possono anche esserci dei ripensamenti anche per due quasi stanziali con
meno di cinquemila km. all’anno in camper. Il lungo ponte di Pasqua-1°
maggio lo avevamo passato lavorando, non si poteva fare diversamente, eravamo
di turno, così abbiamo deciso all’ultimo minuto di usufruire di una ventina di
giorni, per goderci un po’ di riposo e libertà. E’ il nostro primo viaggio
che facciamo da soli, senza figli. Non ci par vero, anche se a qualcuno spiace
un po’ (Lidia). I preparativi iniziano
qualche giorno prima del viaggio. La sera, dopo il lavoro, dal meccanico per
un’occhiatina al motore (non si sa mai), sistemazione delle cose da portarci
dietro, alleggerimento di quelle cose inutili che stazionano nel camper e via
dicendo. La sera prima della partenza
ci incontriamo con Gianni&Rosa, appena rientrati da Napoli, dopo una
favolosa vacanza a zonzo nei paesi vesuviani e l’unico loro consiglio è stato
quello di godercela il più possibile. Presi alla lettera. Purtroppo il loro previsto
viaggio in Portogallo è stato rinviato per improvvisi impegni familiari. Ci è
dispiaciuto anche perché G&R conoscono a memoria il percorso e i luoghi e
poi sarebbe stata una bella combriccola e sarebbe stata la prima vacanza
insieme dopo tanti anni di amicizia. Comunque noi seguiremo, in caso di
bisogno, le loro “istruzioni” e prenderemo appunti. Questo diario non tiene
conto ne di chilometri ne di consumi, ne di medie orarie, ma è solo il racconto
di tante emozioni vissute e incancellabili. Con le nostre guide, le cartine e
gli appunti si parte. 4
maggio 2000, giovedì. BERGAMO
(I) – SAINT MAXIMINE (F) Partenza ore 7 (forza dell’abitudine
le levatacce). Da Bergamo autostrada fino a Ventimiglia, qualche rallentamento
dovuto ad alcuni lavori. La Riviera ligure la frequentiamo spesso, nelle
vacanze scolastiche dei figli e qualche weekend libero da impegni di lavoro. Ingresso velocissimo in
Francia dove temevamo di trovare code alla frontiera. Prima pausa a pranzo
nell’area di servizio “La Scoperta” a La Turbie. Incontriamo qui un carissimo amico, in auto sta andando in Francia per un convegno.
Breve scambio di auguri e poi di nuovo in marcia. Superiamo in autostrada
Nizza e Cannes e a Le Muy usciamo dall’autostrada in quanto il traffico si sta
intensificando senza un apparente motivo
e vogliamo evitare code e salassi ai caselli e perché no, goderci il
paesaggio. Seguiamo la nazionale,
bella e immersa nel verde, poco trafficata, attraverso questa parte di Provenza
caratterizzata dal paesaggio rilassante e interessante. I paesi dalle case
color ocra, i negozietti, i tranquilli angoli di sosta, prossima meta di una
breve vacanza. E a proposito di sosta, tappa per il rifornimento di viveri e
gasolio a Brignoles e sempre seguendo la nazionale, a Saint Maximine ci
fermiamo per la visita alla bellissima chiesa. Ci dilunghiamo più del dovuto e,
vista l’ora tarda, decidiamo di fermarci qui anche per la notte. 5
maggio 2000, venerdì. SAINT MAXIMINE (F) – TREBES (F) Riprendiamo la nazionale
deviando poi sulla dipartimentale per Trets e per Marsiglia e da qui per Arles
e Aigues Mortes dove sostiamo per una veloce visita alla bellissima città
murata. C’è un discreto via vai di gente, ma non c’è tempo, vogliamo puntare il
più velocemente possibile per il Portogallo. Seguiamo sempre le nazionali,
comode e ben tenute, per Montpellier, Beziers e verso sera siamo a Carcassonne,
ma c’è troppo affollamento e rumore per pernottare. Torniamo indietro di qualche
chilometro per fermarci a Trebes, un tranquillo paese sul Canal du Midi dove ci
fermiamo per la notte. La colonnina del Camper Service è un po’ in disordine,
ma eroga abbondante acqua ed è quella che ci serve per una buona doccia e per i
rifornimenti. All’attracco dei bateaux fervono i preparativi per la prossima
stagione turistico-fluviale. 6
maggio 2000, sabato. TREBES (F) – ANDORRA (AND) Ci spostiamo a Carcassonne
di buon’ora, c’è una leggera foschia che poi si dissolverà. Pochi mezzi nei
parcheggi e poca gente in giro. Sono solo le 9 del mattino, incredibile!!!!, e
la visita alla città è gradevolissima. Lidia compra le solite cianfrusaglie,
collanine, piatti decorati (la casa è piena), ma lei si accontenta di poco. Giriamo tutta la mattina
ammirando questa intatta città medievale. Rientro al camper e pranzo a base di
torta Lorraine acquistata in loco. Per me era meglio una focaccina alle cipolle
che avevo intravisto in una panetteria. A Lidia invece è piaciuta e per farmi
rabbia ne acquisterà un’altra alla prima occasione. Riprendiamo la strada per
Mirepoix, che ci ripromettiamo di fermarci al ritorno. A Foix breve sosta per
ammirare la città (fortunatamente non c’erano torte Lorraine) e poi verso Ax
les Termes per iniziare il percorso pirenaico verso Andorra. E’ la prima volta
che attraversiamo la frontiera a sud della Francia, con tanti viaggi in questo
paese mai ci eravamo spinti oltre i Pirenei. Arriviamo dapprima al Pas de La Casa, dove è posto l’immaginario
confine (ma il doganiere c’è), giusto in tempo per fare gasolio a prezzi
stracciati 1050 L./lt) e poi i tornarti vero il Pas d'Envalira a 2.400 mt.,
passi percorsi più volte dal Tour de France. Breve sosta al valico per ammirare
un magnifico tramonto e poi giù a capofitto verso La Vella, capitale di questo
principato dove la maggiore attrattiva pare sia il commercio, visti i numerosi
supermercati e l’affollamento di pulmann spagnoli, per portare
turisti-compratori in questa zona “franca”. Siamo in ritardo sulla nostra
previsione, all’ultimo supermercato vediamo dei camper fermi e ci affianchiamo.
Sono un gruppo di francesi che si fermano per la notte, sperando che la polizia
non venga a farci sloggiare (esiste un divieto di pernottamento!!??). Dai
camperisti francesi scopriamo che in Spagna il nuovo CdS obbliga ad avere a
bordo due triangoli per segnalare se un autoveicolo è fermo. Uno deve essere
posto davanti e uno dietro entrambi a 50 mt. dal veicolo in avaria. Arriviamo
giusto in tempo ad acquistarne uno nell’adiacente supermercato, sperando non
debba essere necessario usarlo. 7 maggio, domenica ANDORRA
(AND)- CACERES (E) La
notte è stata un po’ movimentata dal traffico. Puntigliosa ispezione al
controllo doganale, guardano nel portabombole e nel gavone, ci chiedono se
abbiamo merce a bordo, sigarette, liquori. Nulla da dichiarare. Scopriamo,
sempre dopo, che poco più sotto a Seu
d’Urquell c’era bel parcheggio fatto ad hoc. Pazienza. Discendiamo
la strada panoramica che ci porta a Lerida e da qui per Zaragoza che superiamo
immettendoci sulla N II per Madrid. Poco traffico e veloce spostamento sulla
circonvallazione madrilena che percorriamo tutta da est ad ovest per uscire in
direzione di Naval Moral e Caceres. E’
una serata afosa e in questa bella città dell’Estremadura spagnola, ci fermiamo
in un parcheggio centrale, quasi vuoto, per pernottare. Prima di cena due passi
per il centro per sgranchirci le gambe, ma è tutto chiuso. Abbiamo perso la cognizione del tempo,
due/tre giorni di vacanza e non sappiamo neppure che giorno è. Pazienza. Se ne
vedranno delle belle prima del rientro. Oggi
è stata una lunghissima tappa, non c’è “movida” nel nostro camper, anzi. 8 maggio, lunedì CACERES
(E) – MARVÃO (P) Partenza
di buon’ora. Una bella strada ci porta alla inesistente frontiera
Spagna-Portogallo, due bandiere fanno da guardia. Che strana sensazione,
attraversando la frontiera termina la parte meno verde e quasi spoglia della
Spagna, per ritrovarci tra le montagne e colline immersi in una lussureggiante
vegetazione. Sulla
strada per Portalegre deviamo per MARVÃO. Da lontano si intravede questo bellissimo e
minuscolo paese arroccato su un colle. Nel parcheggio, assieme a due camper
tedeschi, facciamo sosta. Ci incamminiamo nelle strette strade dello stupendo
borgo medievale per ammirare la parrocchiale, con il caratteristico portale, il
castello, il convento e il Palazzo del Governatore Visto
il bel tempo sostiamo in una “casa do pasto” per il pranzo, a base di stufato
di manzo con patate. Pomeriggio a
riposo. Non c’è molto stress da queste parti, sulla strada vicino al
nostro parcheggio saranno passato due o tre auto in due ore. Verso
sera il tempo si annuvola e diventa sempre più brutto. Non gira anima viva, un
silenzio assoluto e quasi irreale. Un lampione, che non riesce a far luce a se
stesso, è l’unico segnale di vita in questo paese. 9
maggio, martedì MARVÃO (P) – EVORA (P) Sotto una leggera pioggia
partiamo alla volta di Portalegre dove ci fermiamo per una visita. Bello il
castello e la stupenda chiesa di Bonfim e il convento di S. Bernardo. Scendiamo
verso sud passando ad Estremoz e infine tappa e visita a Evora, la città museo patrimonio mondiale
dell’UNESCO. Iniziamo dallo stupendo
acquedotto a quattro arcate superiori, la chiesa di Nostra Signora della
Concezione con i meravigliosi azulejos. Lungo le strette strade si arriva al
meraviglioso tempo romano di Diana, alla sommità della città, a fianco di una
meravigliosa pousada (albergo) in un palazzo rinascimentale. Un mercatino dà nuovamente
l’occasione a Lidia di fare incetta di cesti intrecciati (per il pane!!!! come
se noi fossimo solo mangiatori di pane) di piatti in ceramica (eravamo senza),
di una graziosa bambolina (per la figlia!!!) e un mazzo di aglio intrecciato
(ci serve sempre!!!! si, per allontanare il malocchio e la sfiga) e
fortunatamente non aveva trovato di suo gusto un appendiabiti in legno (era il
colore che non faceva “pendant” con l’arredamento di casa). All’Ufficio
Turistico veniamo informati che nei dintorni ci sono numerosi dolmen specie
quelli di Barbacena, 16 km. dalla città sulla strada per Manforte. Il tempo non è dei migliore e rinunciamo a
questa visita. C’è da tornare in camper per esaminare gli acquisti di Lidia.
Pernottamento a Evora. 10
maggio, mercoledì. EVORA
(P) – PENICHE (P) Giornata delle decisioni.
Pensavamo di essere lenti e invece siamo in anticipo sulla nostra tabella di
marcia, però… Andare a Lisboa adesso non
riusciremmo ad essere presenti all’evento del 2000, perciò optiamo per
dirigerci a nord per Vendas Novas. Attraversiamo il Tago sul vecchio ponte a
Vila Franca de Xira e da qui per Torres Vedras. Continuiamo sotto una
leggera pioggia, a tratti con forti acquazzoni uno dei quali ci rovina la
visita a Obidos. Ritorniamo indietro per
recarci a Peniche. Da quando siamo entrati in Portogallo non abbiamo ancora
assaggiato un piatto di pesce. Sempre da “istruzioni”, parcheggiato il camper,
ci rechiamo al porto e in una delle tante trattorie gustiamo una cena super
favolosa. Spesa totale 4.000 Esc. pari a L. 40.000, circa, in due. Nel
parcheggio del supermercato poniamo base per la notte. 11
maggio, giovedì PENICHE
(P) - FATIMA (P) Pioviggina, ma noi
imperterriti andiamo ad Alcobaça e l’unica fortuna è quella di avere un posto
libero nel parcheggio davanti al monastero. La pioggia continua a cadere e
quindi dopo aver ripreso dalla finestra del camper la facciata del monastero
proseguiamo per Bathala. Stessa storia, ma un po’ più fortunata. Riusciamo ad
entrare nella chiesa ma rinunciamo al
monastero. Sarà per un’altra volta. Ci fermiamo anche per far spesa in quanto
per i prossimi due/tre giorni ci saranno scarse probabilità di
approvvigionamento. E finalmente siamo sulla
strada per Fatima. C’è traffico ma arriviamo in tempo per goderci un ulteriore
temporale, quasi non bastasse l’acqua presa finora. La località è immersa in un
clima festoso, molti pellegrini sono già arrivati, altri ne stanno arrivando e
senza indugiare cerchiamo il parcheggio. Sempre seguendo le “istruzioni”
troviamo posto in un parcheggio, per giunta poco distanti da una fontanella
d’acqua. Nel parcheggio sono già presenti diversi camper, un italiano ma è
tutto chiuso. In fondo al parcheggio sono piantate anche diverse tende. Poco
dopo ci si affianca un camper francese, con a bordo due coniugi pressappoco
della nostra età. Saluti e poiché parlano molto bene l’italiano (i nonni erano
italiani emigrati in Francia), si intreccia subito un rapporto molto
confidenziale, evitando il nostro catastrofico francese. Anche loro sono a
Fatima per assistere all’evento, come noi pure loro sono di corsa, come noi
hanno lasciato a casa i figli (che siamo riusciti ad affittare ai nonni, ma c’è
da giurarci che essendo grandicelli, 11 e 13 anni, non creeranno molti
problemi, che Dio ce la mandi buona!!!!). E intanto piove. Noi si pensa alla
gente che ha installato tende, a chi sta nelle macchine e ha tutta l’aria di
pernottare lì. Intanto il parcheggio si è
trasformato in un pantano con evidenti disagi per tutti. Nel primo pomeriggio
usciamo imbacuccati nei nostri scafandri impermeabili per andare al Santuario.
L’enorme spianata è un andirivieni di pellegrini, alcuni in ginocchio,
percorrono, sotto la pioggia, la lunga striscia di marmo, che porta alla
Cappellina delle Apparizione. Davanti a questa una enorme folla si stringe
attorno alla statua della Madonna che ha nella corona il proiettile che ferì
Giovanni Paolo II. Si stanno transennando i
settori dove i pellegrini assisteranno alle grandi celebrazioni per la
beatificazione di due dei tre pastorelli. Come è noto l’ultima, Suor Lucia,
vive tuttora in un monastero di
clausura di Coimbra. Abbiamo qualche difficoltà
per arrivare alla chiesa dove sono sepolti i due fratelli Marto. Giacinta e
Francesco. All’interno della chiesa non c’è posto, fa un caldo terrificante e
abbiamo solo la possibilità di sbirciare tra le centinaia di teste. Usciamo e ci rechiamo
all’Ufficio informazioni per avere dettagli sulle funzioni dei prossimi giorni.
L’ufficio è come l’assalto degli Apache, riusciamo a malapena a farci capire,
ma quello che volevamo l’abbiamo ottenuto. Nel frattempo nell’attiguo luogo
delle candele non c’è più posto per accenderne una, si gettano direttamente
nell’enorme falò che brucia tutto. Rientriamo al camper e
siamo invitati dai coniugi francesi, Claude e Josephine, provenienti da Alençon
in Normandia. Un bel viaggetto anche il loro. Così parlando del più e del meno,
collegando la nostra provenienza al loro navigare in Internet, giungono ad
individuare l’autore dei viaggi in Portogallo, quel girovago
Portogallodipendente di Gianni. Lieve nostro imbarazzo nell’affermare che è
nostro amico, ma d’altronde date a Cesare quel che è di Cesare e a Gianni il
“suo” Portogallo. Piove ancora, le previsioni
parlano di schiarite, ma a tutt’oggi nulla di nuovo. Ci congediamo dai francesi
e via di corsa a letto. 12
maggio, venerdì FATIMA
(P) - FATIMA (P) Ore 7.00. Levataccia per
assistere alla Messa. Lidia, fervente cattolica praticante, mi ha condotto fin
qui “perché fa bene anche a te” mi diceva sempre a casa. Ora che ci sono “fa
bene anche a te” gli dico, ma non potevamo assistere alla messa in orario più
decente? Ho sul gobbo 2.500 km. di strada. La Messa è in portoghese (Lidia mi
ribadisce che non ha importanza la lingua) ma c’era anche alle 12,30 in
italiano, dico io, si ma a quell’ora chissà quanta gente, dice Lidia. Tronco la
discussione. Poichà alle 8.15 sono
sveglio come un fringuello, propongo, dopo la colazione, di fare un giro in
bici per Fatima, nei luoghi delle apparizioni, ma c’è troppa gente, conviene
farla a piedi anche perché la strada non è molta. Mattinata passata sui luoghi
delle apparizioni, mentre giungono migliaia di pellegrini con ogni mezzo. Man
mano si riempiono i parcheggi le auto vengono deviate nei parcheggi più
esterni. Ampio giro nei vari “campi dei pellegrini”, completamente stracolmi di
gente. Nel parcheggio dei pulmann non ci starebbe neppure un stecchino. Il
cielo è ancora nuvoloso ma non minaccia pioggia. Speriamo in bene. Nel pomeriggio optiamo per
un lungo riposo, la serata si annuncia impegnativa e non vogliamo mancare
all’arrivo del papa a Fatima, anzi alla Cova de Ihria, la località della prima
apparizione e dove è stato costruito il Santuario. Alle 16,30 partenza con gli
amici francesi per il santuario. Le cose si complicano perché le transenne
obbligano a percorsi stabiliti e per accedere al 1° settore del pubblico
occorre saltare qualche barriera. I posti più vicini all’altare sono per gli
ospiti d’onore, poi man mano tutti gli altri secondo un rigido ordine di
“importanza”. Riusciamo alla bene meglio a sistemarci a circa 150 mt.
dall’altare e a 50 mt. dalla cappellina. Per un attimo perdiamo di vista i
francesi, ma da mio osservatorio li individuo a qualche metro di distanza.
Verso le 19 qualcosa si anima nella grande spianata ormai colma
all’inverosimile. Il Papa, Giovanni Paolo II, sta per arrivare e nel cielo,
lontano si vedono elicotteri che sorvolano la zona. Poi il tam tam annuncia
l’atterraggio del papa e dopo minuti interminabili la folla comincia a gridare
Joao Pablo II e non si capisce più nulla ma soprattutto non si vede più nulla.
Il tragitto compiuto dal Papa verso la Cappellina è un tripudio. Finalmente gli
altoparlanti diffondono la voce del papa e la folla si placa in un silenzio
assoluto. Dopo la cerimonia il papa si ritira ma la gente rimane immobile
assorta nelle preghiere e nei canti diffusi d potenti altoparlanti. Alle 23,00 finalmente
cominciamo ad uscire dal nostro settore. Siamo stanchi morti, il programma
prevede la veglia notturna passata in preghiera fino alla grande cerimonia di
domani. Onestamente penso che se domani voglio vedere la cerimonia devo andare
a letto. Tutti e quattro concordiamo la stessa cosa. Nel grande parcheggio è un
levarsi di bisbigli e odori di cene ancora calde. Molti stanno mangiando in un
discreto mormorio. Pure noi si mangia qualcosa e poi via a nanna. 13
maggio, sabato FATIMA
(P) - FATIMA (P) Ore 6,30 sveglia. Per
trovare posto questo e altro di deve fare. Ore 7, siamo già nel piazzale del
santuario. Stessa odissea del giorno precedente, stavolta siamo un po’ più
lontani, ma forse si vede meglio. Alle 8,30 il piazzale è stracolmo, forse un
milione di persone, forse meno, ma sempre una folla immensa. Alle 8,45 ha
inizio la grande cerimonia dell’evento del 2000. Il Papa entra nel piazzale
delle orazioni e si reca all’altare. Poi la Madonnina viene portata in
processione fino al grande altare all’esterno della chiesa e ha inizio la S.
Messa e la cerimonia di Beatificazione dei due pastorelli di Fatima, Francesco
e Giacinta. Con il teleobiettivo individuo suor Lucia, la terza pastorella che
vide la Madonna quel lontano 13 maggio del 1917. E al termine, la grande
attesa di questo 13 maggio 2000: il terzo segreto di Fatima. Il cardinal
Sodano, pur se in portoghese, svela, a larghe linee, il terzo segreto, che oggi
tutti conosciamo. La folla è percorsa da un fremito, un mormorio di stupore e
di sollievo. In questi giorni si parlava a Fatima di qualcosa di straordinario,
ed oggi abbiamo avuto la conferma. E infine in un grande e festoso canto, la
tradizionale processione della Madonnina per riportarla alla Cappellina, in uno
sventolare di fazzoletti bianchi e nel tipico canto del saluto alla Madonna. Lasciamo il santuario alle
13, siamo distrutti dal caldo e dalla stanchezza. Meno male che il tempo è
migliorato già da ieri e ci siamo riparati dal sole cocente sotto un ombrellino
tascabile (secondo istruzioni). Pomeriggio di assoluto
riposo, a fianco del nostro camper una numerosa famiglia di portoghesi si era
organizzata molto bene. Avevano due furgoni attrezzati alla bene meglio, un
telo impermeabile disteso fra i due mezzi come tetto, l’interno per dormire,
una cucina a gas e un paio di pentoloni dove bolliva sempre qualcosa.
Dall’odore potevamo intuire cosa passava il convento, una volta un minestrone
con carne, un’altra volta uno stufato da far venire le traveggole e un’altra
volta una enorme zuppa di pesce. Con l’amico francese siamo stati tentati più
di una volta a fare un spedizione “ricognitiva”, ma siamo stati sempre dissuasi
dalle nostri “cari” mogli e zittiti come “morti di fame”. Anche noi eravamo ben
forniti per sopportare le fatiche pellegrine. Fortunatamente il pane a Fatima
non mancava, anche se occorreva o andare a prenderlo lontano un chilometro o
aspettare il furgone ambulante, con rischio di rimanere a secco, cosa mai
successa. E finalmente arriva sera,
dal telegiornale portoghese rivediamo tutta la cerimonia seduti, al fresco e
con qualcosa da bere sottomano. Lunga serata a
chiacchierare con Claude e Josephine, di tutto e di più. Poi a nanna. 14
maggio, domenica FATIMA
(P) – FATIMA (P) Le informazioni del
telegiornale sono state preziose. Volevamo partire oggi, ma il traffico era
impazzito. D’altronde smaltire questa folla ci vuole un po’. Restiamo a Fatima.
Lidia e Josephine vanno a fare un giro al Santuario e tornano dopo tre ore.
Hanno fatto un lungo percorso nella cittadina, setacciato i negozietti di
souvenirs e sono rientrati con corone del rosario da regalare a qualcuno.
Pensavamo di peggio Noi nel frattempo, trovato
un varco, siamo andati a scaricare, solo che non essendoci pozzetti siamo
dovuti ricorrere al serbatoio delle acqua nere, con un andarivieni incredibile. Poi riposo assoluto fino al
pomeriggio per recaci per l’ultima volta alla cappellina delle Apparizioni.
Riusciamo finalmente ad avvicinarci al piccolo recinto dove è custodita la
statua della Madonna. Un gruppo di pellegrini spagnoli accompagnati dal loro
parroco recitano il rosario in uno strano modo, ossia partono con la seconda
parte dell’Ave Maria e poi la S. Messa, in spagnolo, con sermone in spagnolo e
saluto finale in spagnolo. Non ho osato chiedere a Lidia, assorta nelle sue
meditazioni, se ha capito qualcosa. In tanti anni di viaggi, mai avevamo
dedicato tanto tempo a visite di santuari. Avevamo si visitato monasteri,
santuari noti o meno, abbazie o altro, ma sempre con grande superficialità e
frettolosità. Qui è tutta un’altra cosa, appena si entra nella grande piazza,
si capisce la grandiosità del luogo, la fede, la grande gioia che ti entra
nella mente e nell’animo. Ritorno al camper e ultima
lunghissima chiacchierata serale con gli amici francesi. 15
maggio, lunedì FATIMA
(P) – LISBOA (P) Che si fa? Noi abbiamo
ancora dieci giorni disponibili, i francesi undici. Si decide di andare tutti a
Lisboa. Prima tappa Bathala, 17
km., per una sosta al mercato. Le due donne fanno di nuovo man bassa di oggetti
di artigianato, tra cui borse e cappelli di paglia (ottimi per la spiaggia),
noi andiamo a trattare acquisti di frutta e verdura. Poi una scappatine alla
famosa basilica-monastero, questa volta senza pioggia. Seconda tappa a Nazarè,
parcheggiato il camper vicino al centro, ci gustiamo una lunga passeggiata per
il borgo, poi sulla spiaggia ad ammirare le donne dalle caratteristiche gonne
(pare ne indossino sette) e le barche dei pescatori. Una salita con la
panoramica funicolare ci porta a Sitio.
Immensa vista su Nazarè, sull’oceano e pregevoli azulejos nella chiesa della
Madonna di Sitio. Riscendiamo a Nazarè e come
da “istruzioni”, sosta nella cafeteria centrale per gustarci, anche se è quasi
ora di pranzo, cappuccino e cornetto.
Favolosi. L’unica incompatibilità con
gli amici francesi sono gli orari dei pranzi. Per le differenti abitudini, loro
a mezzogiorno hanno una pausa corta, quindi pasto breve e veloce. Lui, tecnico
informatico, porta da casa una specie di tramezzino, lei, segretaria in una
ditta di trasporti, mangia uno yougurth, noi inveterati polentoni con due ore
di pausa pranzo possiamo fare anche un pisolino. Ma poichè siamo tutti e
quattro adulti, non abbiamo attorno le “lagne”, optiamo per un radicale cambiamento.
Si mangia quando si ha fame, a qualsiasi ora, portoghesi permettendo. E infatti poco dopo aver
lasciato Nazarè alla Praja de Areja Branca, troviamo una caso do pasto
disponibile a servirci un pranzetto a base di bacalhau e sardinha asada, con antipasti
di gamberetti, un enorme piatto di verdure di stagione e un paio di bottiglie
di vinho verde, che sarà pur leggero, ma che acchiappa terribilmente le gambe. Sosta per evitare qualche
incontro poco gradito con la polizia e la pausa diventa lunga due ore. Nel tardo pomeriggio
arriviamo a Lisbona, parcheggiamo il camper nel camping del Monsanto, poi
decideremo il da farsi. 16
maggio, martedì LISBOA (P) - LISBOA (P) Sono terminate le
levatacce, verso le dieci partiamo dal campeggio con il bus che ci scarica a
Belem, la zona con i maggiori monumenti di Lisboa. Visita al Convento de
Jeronimo, al Museo della carrozze, e
poi via in centro con il tram “eletricos”. Scendiamo vicino a Praça de Comerço,
da dove inizia la zona pedonale su fino a Praça de Figueira e Praça del Rossio.
Lidia non sa trattenersi nei negozietti di ceramica, li visita capillarmente ma
per fortuna non si abbandona agli acquisti. Giriamo il centro con una
tappa al caffè "A Brasileira", ritrovo abituale di Fernando Pessoa,
il grande scrittore portoghese. Lidia e Josephine non resistono all’idea di
farsi fotografare accanto alla statua dello scrittore. Saliamo al Barrio Alto,
dove si trovano negozietti di libri, stampe, molto belle e antiche, Claude è
tentato da una stampa dell’800, ma gli sembra troppo cara. Si va oltre. Con un
largo giro e frequente uso dei tram saliamo al castello di S. Jorge con i
bellissimi pavoni che gironzolano all’interno, con una panoramica visione di
Lisboa. In lontananza il grande ponte 25 avril che scavalca il Tago o Tejo,
ormai nel suo tratto terminale. Il grande estuario forma un immenso lago,
rendendo ancora più suggestiva la grande capitale portoghese. Prendiamo i tram così a
casaccio, con la certezza che se vanno in basso, vanno nella direzione che
vogliamo noi. Ci ritroviamo al Mirador de S. Lucia, balcone naturale
sull’Alfama. Niente di meglio che
scendere nel quartiere e girarlo. Lidia ha trovato pane per i suoi denti.
Tutti, dico tutti i negozi di artigianato li setaccia alla ricerca di chissà
che, e finalmente trova una brocca con uno strano beccuccio. Era quella che gli
mancava. Ma vista l’ora tarda niente
di meglio che sederci a tavola per gustare una” deliciosa caldeirada” zuppa di
pesce, e per completare una “lagosta suada y otros mariscos”, vinho verde, e
per finire dell’ottimo porto. Da provare. Costo totale in quattro 12.000 Esc.
pari a lire 120.000 o FF 400. Usciamo per un’ultima passeggiata per arrivare
fino all’imbarcadero della Praça de Comerço, con le luci della riva opposta e i
traghetti che vanno e vengono da una sponda all’altra. Prendiamo un taxi per farci
portare al campeggio. Il simpatico autista per la stessa tariffa, noi poi lo
abbiamo gratificato ulteriormente, ci fa fare un ampio giro della città
fermandosi nei luoghi più caratteristici, indicandoci le cose da vedere e
quelle da scartare, a suo giudizio. Prezzo della corsa, guida compresa, 2.000
Esc, lire 20.000 o FF 66,66. Claude mi dice che a Parigi non ti fanno vedere
neppure il taxi per quel prezzo. Ringraziamo il simpatico taxista e via di
filato a letto. 17
maggio, mercoledì LISBOA (P) - LISBOA (P) Nuovamente in città.
Prendiamo le cose con calma iniziando con un buon caffè in praça del Rossio.
Sullo sfondo la stazione centrale dove una miriade di persone entra e esce in
continuazione. Già che ci siamo acquisto
del caffè e cacao in un negozietto scovato a caso. Lidia mi dice che sono cose
che fanno male. Male? Le due uniche cose che ho acquistato da quando siamo
partiti da casa!!. Niente di meglio alle 12,30
ripassare lungo il Tago per salire a piedi nell’Alfama e fermarci nella casa do
pasto “Alfama”. Non si è sprecato molto il gestore nel nominare la sua impresa.
Sta di fatto che ci fa assaggiare degli antipasti a base di formaggio, olive e
acciughe, e qui ci siamo fregati da soli consumandone una quantità industriale.
Passiamo a del pesce spada alla griglia e per finire una grigliatina di
gamberetti da leccarsi i baffi. Restiamo sobri, l’ultima bevuta ha lasciato il
segno per parecchie ore. Pomeriggio dedicato allo
shoppping con la S maiuscola. Meno male che l’’abbigliamento portoghese non si
affina al gusto italiano e francese, ma le borse in pelle sono come il miele
per le api. E vai con un’altra borsetta. E’ l’ultimo acquisto, si giustifica
Lidia. Josephine indotta da Lidia si lancia in compere di scarpe e borse da far
venire i capelli grigi a Claude e quando mi azzardo nell’acquisto di un
cappello in feltro vengo fermato dalla classica frase “ma se non porto neppure
quelli che hai a casa”. Ma a casa non ho il cappello di feltro. Niente da fare. Rientriamo in campeggio
dando un ultimo sguardo alla zona del Belem, con la famosa Torre del Belem,
propriamente soprannominata “la nave di pietra” e al monumento agli
“scopritori” portoghesi. 17
maggio, mercoledì LISBOA
(P) - ALMOGRAVE (P) Lasciamo il campeggio di
Lisboa e attraversato il ponte 25 avril, ci dirigiamo a sud fino a Alcacer do
Sal, da qui seguendo la litoranea per Comporta, Vilanova de Milfontes e
Almograve. Il posto suggerito da Gianni è stupendo. I due camper li parcheggiamo
in una piazzola sulla scogliera, un po’ distanti dal promontorio, lontani dal
rumore delle onde dell’oceano. Anche Claude aveva questa informazione dai diari
di Gianni, però non credeva fosse così bello. Siamo soli ma nel primo
pomeriggio arrivano altri due camper, gli immancabili tedeschi. Colloquio a tre
lingue, ma ci comprendiamo benissimo. Loro parcheggiano dall’altra parte del
piazzale, vicino alla sorgente d’acqua e alla scalinata che porta al mare. Una
bella spiaggia che Lidia ispeziona, trovando l’acqua un po’ freddina, ma
sufficiente per fare un bagno, non stasera però. Come faccio ad asciugare i
capelli, mettermi in ordine, ecc. Come se dovesse uscire per andare all’opera.
Claude estrae un mini barbecue, sufficiente per assaporare le sardine
acquistate da un pescatore lungo la strada. Serata tiepida e un cielo
pieno di stelle. Non si sente e non si vede niente, siamo totalmente isolati e
se non fosse per la presenza degli altri due equipaggi, ci sentiremmo a
disagio. 18
maggio, giovedì ALMOGRAVE (P) - ALMOGRAVE (P) Giornata completamente
balneare. 19
maggio, venerdì ALMOGRAVE
(P) – SALEMA (P) Scendiamo rapidamente verso
sud, passando da Cabo S. Vincente con le scogliere e il faro, poi a Sagres per scendere al porto e visitare il
mercato del pesce dove Claude acquista dei “lupini” (per stasera)e spese varie
ad un supermercato. Ma la voglia di mare ci
porta a Salema, dove nella piccola piazza troviamo: parcheggio, servizi per
scaricare e acqua. Due passi oltre il muretto e c’è la spiaggia, dove le
femminucce si piazzano a prendere il sole, sfoggiando due nuovi costumi
“interi”. Qui fa caldo, siamo in
Algarve e la stagione balneare è già iniziata da un pezzo. Qui però siamo
ancora ai margini dei grandi insediamenti che incontreremo più ad est. Io e
Claude ci divertiamo un mondo nell’assistere alle operazioni quotidiane dei
pescatori, rimediando a un prezzo ridicolo due enormi pesci?? che nonostante i
tentativi non riusciamo a tradurre. Segue una rapida istruzione per cucinarli,
cosa che demandiamo alle donne, altrimenti noi imbrattiamo troppo la cucina e
poi tocca a loro il compito di pulire i nostri schizzi.!! Mangiata favolosa, con
spaghetti italiani, lupini, vino verde e questi due piscioni portoghesi.
Dormita favolosa. 20
maggio, sabato SALEMA (P)
– CORDOBA (E) E’ ora di programmare il rientro a casa. Prima tappa
attraversamento di tutto il sud portoghese: Una visita a Olhao per acquisti di
gamberetti al mercato del pesce, una sosta a Tavira e poi entriamo nella bella
Andalusia, superando Siviglia e verso sera sosta in un’area di servizio poco
dopo Cordoba. 21
maggio, domenica CORDOBA
(E) – LERIDA (P) Altra lunga tappa,
attraversiamo agevolmente Madrid dirigendoci per Zaragoza e da qui con la
nazionale per Lerida. Un piccolo problema meccanico al Ducato di Claude ci fa
fermare in questa città. Non si capisce il rumore proveniente dal motore.
Sostiamo, per la notte, nello spiazzo poco distante dall’officina Fiat. 22
maggio, lunedì LERIDA (P)
– PLAGE DE PIEMANCON (F) All’officina Fiat scoprono
che il rumore proveniente dal motore era dovuto all’allentamento del bullone
che fermava il coperchio del filtro aria, posto sotto la gomma di scorta. Una
stretta alla vite e una di mani, saluti e baci (in spagnolo). Ci dirigiamo per Andorra
che superiamo in un balzo per passare nuovamente da Foix e fermarci per una
breve visita a Mirepoix. Nella piazza foto di rito e
sotto i portici “patisserie”, dove Josephine insegna a Lidia alcune ricette di
dolci. Beati loro due, pur ingerendo quantità da brivido di dolci non aumentano
di un grammo, per me il solo odore mi fa ingrassare. E mi ritorna in mente
quando distese sulla sabbia parlavano di cellulite e di chili di troppo. Ma se
messe assieme non superano il mio peso!!!. Cose da donne. Ripresa la strada ci dirigiamo per Montpellier con
sosta sulla circonvallazione di Nimes in una cafeteria dove ci separiamo dai
nostri Claude e Josephine che rientrano al nord della Francia. Pervade in noi
un momento di malinconia per i momenti trascorsi assieme, le belle cose viste e
vissute, ma ci ripromettiamo di rincontrarci nuovamente o in Normandia o in
Lombardia (fa quasi rima). Noi ci dirigiamo per Aigues Mortes e Arles con deviazione per Port
S. Louis. Finalmente arriviamo alla spiaggia de Piemancon, dove ci fermiamo un
po’ distanti dal mare. Ci sono una decina di camper, nessun italiano. 23
maggio, martedì PLAGE DE PIEMANCON (F) –
DIANO MARINA (I) Siamo agli sgoccioli di
questa meravigliosa vacanza, per meglio meditare passiamo velocemente Marsiglia
ci immettiamo nell’autostrada per Nice, Menton e Ventimiglia. Nel pomeriggio
sosta a Diano Marina all’Oasi park, nella più assoluta tranquillità. Ultimi
momenti di relax. A casa stanno tutti bene,
la pacchia è finita anche per loro, domani rientra la mamma e…… certe cose non verranno più permesse. Sul lungomare di Diano
incontriamo un altro amico che passa regolarmente un paio di mesi all’anno in
Riviera. Gli raccontiamo del nostro viaggio e ci invidia un po’. La sua cara
consorte una volta fatto il viaggio da casa a Diano non la schioda più nessuno. Si rientra, si vede un po’
di telegiornali, ci eravamo dimenticati di tutto e di tutti, ma non abbiamo
nessuna nostalgia. 24
maggio, mercoledì DIANO
MARINA (I) – BERGAMO (I) Non c’è nessuna intenzione
di partire. Sistemate le ultime cose, scaricati tutti i serbatoi, nel primo
pomeriggio si parte. Tutto tranquillo, tranne il tratto autostradale
Milano-Bergamo, noto ai notiziari del traffico, per il solito ingorgo. Da
lontano vediamo il profilo di Bergamo Alta e le mura venete, che ci annunciano
l’arrivo a casa. ooOoo Per la prima volta non
siamo andati in un campeggio, anche se le occasioni di frequentarne uno sono
state molteplici. Quello che occorre sottolineare che non abbiamo avuto
particolari problemi ne di approvvigionamento di acqua ne di scarichi ne
tantomeno di sicurezza. Per le aree di sosta andavamo sul sicuro, non v’erano
problemi per trovarle (istruzioni G&R) Per quanto riguarda
l’acquisto di generi alimentari abbiamo preferito i mercati all’aperto dei
paesi o delle piccole città, trovando degli ottimi prodotti. I grandi
supermercati abbondano in Portogallo, ma sono caotici e con posteggi poco adatti
alle “nostre” dimensioni e per la sistematica indisponibilità dei locali a
parcheggiare entro le righe. Abbiamo preferito le strade
e le superstrade, che sono molto belle e in molti tratti panoramiche, oltre che
gratuite. Abbiamo provato la
cordialità dei portoghesi, la loro naturalità e spontaneità. In alcuni casi,
anche non capendo il portoghese, ci hanno aiutato precedendoci in auto per
toglierci da un impiccio stradale in cui eravamo incappati. Un ringraziamento a Claude
e Josepphine per la incomparabile compagnia e simpatia, a Gianni&Rosa per i
loro consigli, un grazie a coloro che avranno la pazienza e la bontà di
leggerci e un grazie a noi per essere riusciti a fare quello che non pensavamo
affatto. Un ciao grande grande a
tutti. Roby
e Lidia Viaggio effettuato nel Luglio 2000 da Roby e Lidia Potete trovare ulteriori informazioni sulle località toccate da questo itinerario nella sezione METE. |
|